I sindacati: rimane lo stato di mobilitazione

Fontana (Filt): la decisione poteva essere presa ancora mesi fa per dare tranquillità ai dipendenti

BELLUNO. «Un punto fermo finalmente lo abbiamo. Ma non siamo tranquilli e manterremo lo stato di mobilitazione».

A sottolinearlo è Alessandra Fontana, segretaria della Filt Cgil, ieri in presidio davanti alla sede della Provincia di Padova durante la riunione dell’Upi. Presidio a cui hanno preso parte tutte le sigle sindacali e una delegazione di lavoratori bellunesi. La tensione era palpabile.

«Avevamo inviato un documento e al termine dell’incontro siamo stati ricevuti», spiega la Fontana. «Prendiamo atto di quel che ha deciso l’Upi. Un passaggio che dà la possibilità alla Regione Veneto di acquisire il 71% delle quote societarie. C’è però un rammarico: la decisione da parte delle Province di cedere le loro quote poteva essere presa mesi fa, in modo da dare ai lavoratori più tempo e, di conseguenza, più sicurezza e tranquillità».

Tranquillità che, allo stato attuale, ancora non c’è. «Ora saranno messe in vendita le quote, ci è stato detto che ci vogliono i tempi tecnici delle gare, si parla di una decina di giorni», continua la segretaria della Filt. «Ci auguriamo che il tutto avvenga nei tempi più rapidi possibili. E lo abbiamo ribadito alle Province, visto che ormai siamo fuori tempo massimo. Poi bisogna “correre” e fare pressioni al Governo, mettendosi al lavoro da subito per il successivo e necessario passaggio: il decreto ministeriale per l’ingresso in Veneto Strade dell’Anas, l’unica soluzione che può garantire continuità alla società e lavoro ai dipendenti, che altrimenti rischiano di rimanere a casa».

«Siamo già a metà novembre, con il fiato alla gola, ormai arrivati praticamente “ai rigori”», prosegue.

«Fintanto che i nuovi assetti societari non saranno definiti e messi nero su bianco, manterremo lo stato di mobilitazione. Dopo la riunione di questo pomeriggio (ieri, ndr) un punto fermo per fortuna c’è. Ma arriva tardi e non abbiamo sicurezze tali che ci permettano di stare sereni. La preoccupazione resta alta: non tiriamo ancora un sospiro di sollievo e non abbassiamo la guardia». (m.r.)

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