Sì delle Province alla nuova società di Veneto Strade

Verona, Vicenza e Rovigo venderanno le loro quote. Al loro posto entrerà l’Anas con i soldi dello Stato

BELLUNO. L’Upi ha deciso: il riassetto societario di Veneto Strade proposto dalla Regione si farà. A cedere le proprie quote saranno le Province di Verona, Vicenza e Rovigo. Un passaggio che permetterà l’ingresso di Anas, nuovo socio con portafogli importante. L’incontro dell’Unione delle Province si è svolto ieri pomeriggio a Padova. Una riunione molto attesa - sempre ieri si è tenuto anche il cda della società - visto che con essa si andava a decidere il destino di Veneto Strade.

L’esito non era scontato, considerato anche che al tavolo di lunedì scorso, sollecitato dai sindacati di categoria per fare il punto della situazione, su sette Province se ne erano presentate solo due: Belluno e Verona. Ieri pomeriggio, invece, un accordo è stato raggiunto. E non poteva essere diversamente, per non rimanere in uno stato di impasse. Che avrebbe notevolmente messo in difficoltà un territorio montano come quello di Belluno.

Senza considerare le ripercussioni sui 90 lavoratori bellunesi della società. «La riunione è andata bene, nel senso che Verona, Vicenza e Rovigo hanno dato la loro disponibilità a uscire da Veneto Strade», il commento a caldo, ieri pomeriggio, del presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin. «Grazie a questo passaggio la Regione potrà avviare il percorso con l’Anas, procedendo al riassetto societario. Già da domani (oggi per chi legge, ndr) verrà attivata la procedura di vendita delle quote, in modo da arrivare in tempi rapidi a quello che sarà il nuovo panorama».

E per tre Province che escono, ce ne sono quattro che rimangono: oltre a Belluno, Padova, Treviso e la città metropolitana di Venezia. «Noi avevamo espresso più di una volta la nostra disponibilità a ridurre la partecipazione societaria», ricorda Padrin, «ma a questo punto, alla luce di quanto deciso ieri in sede Upi, non è necessario. Del resto, se le altre Province che restano lo fanno con la quota in essere, noi non possiamo che muoverci nella stessa direzione, visto anche l’elevato numero di km gestiti da Veneto Strade nel nostro territorio provinciale».

Se dalla riunione di ieri fosse uscita una fumata nera e il piano regionale di far entrare in Veneto Strade anche Anas non fosse andato in porto, la Provincia di Belluno avrebbe dovuto garantire, per il 2018, una cifra che, al momento, non ha: 15 milioni di euro. Pena l’interruzione, dal primo gennaio, del servizio di manutenzione delle strade.

«Dovremo comunque mettere delle risorse ma, visto l’accordo raggiunto, non saranno più 15 milioni», aggiunge Padrin, ricordando che a bilancio, di milioni, allo stato attuale ce ne sono sei. Il presidente di Palazzo Piloni tiene poi a fare un’altra precisazione: «Le Province non hanno mai voluto ostacolare l’operazione voluta dalla Regione», sottolinea. «Certo, si tratta di un percorso complesso, ma il piano regionale, proprio in quanto utile a garantire la qualità dell’attività sulle strade, era auspicabile andasse in porto, garantendo così da un lato quella mobilità che è elemento inscindibile dalla montagna e dall’altro un futuro certo ai lavoratori».

«Daremo il nostro contributo per il futuro di Veneto Strade», aggiunge, «per cui è necessaria una soluzione strutturale». Intanto, il bilancio 2016 di Veneto Strade, per la prima volta, chiuderà in rosso, con uno sbilancio di alcune centinaia di migliaia di euro. Uno stato di cose che potrebbe non presentarsi più se, come detto più di una volta dall’assessore regionale De Berti, nella società verrà lasciato spazio ad Anas, vale a dire ai soldi dello Stato.

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