Il giudice sul caso Vettorel: «Il carcere preventivo serve a rieducare»

Amburgo, lo scrive nell’ordinanza cui aveva detto sì alla scarcerazione di Fabio, poi bloccata dai ricorsi della procura 

AMBURGO.. La carcerazione preventiva? Ha un valore rieducativo, anche in uno Stato come la Germania dove vige la presunzione d’innocenza. Lo statuisce il giudice Wolkenhauer nell’ordinanza con cui concedeva la remissione in libertà di Fabio Vettorel, bloccata poi dalla pubblica accusa a colpi di ricorsi e controricorsi.

Scrive letteralmente colei che sarà chiamata (assieme a due giudici popolari) a pronunciare la sentenza nei riguardi del giovane feltrino in stato di detenzione dal sette luglio scorso: “Nella decisione (se scarcerarlo o meno, ndr) occorre tenere conto in misura determinante anche dell’effetto educativo della custodia cautelare”. Effetto educativo, sì. In tedesco: “die erzieherische Wirkung”.

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L’ordinanza in questione getta un’ulteriore ombra su una vicenda in cui lo stato di diritto sembra essere stato calpestato più volte, come gli osservatori internazionali hanno fatto notare.

Con questa sua nuova ordinanza, Wolkenhauer disquisisce a lungo sulla possibilità (prevista per i ragazzi d’età compresa tra i 18 e i 21 anni) di giudicare Vettorel applicando il codice penale ordinario - e in questo caso rischierebbe una condanna da sei mesi a cinque anni, per le tre imputazioni che gli sono state mosse - oppure il diritto penale minorile. Il giudice, adesso, considera questa seconda ipotesi molto più probabile, e le motivazioni a sostegno di questa sua ipotesi sono legate anche alla sua presunta immaturità.

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Una fortuna, se così si può dire, per la difesa. La quale temeva che il lungo manifesto politico letto da Fabio in aula gli potesse costare l’applicazione del codice penale.

Al contrario, ecco cosa scrive Wolkenhauer: “E’ molto probabile che verrà applicato il diritto penale minorile. L’imputato ha lasciato la scuola senza conseguire un diploma e non ha concluso una formazione professionale. Inoltre, vive da suo padre”.

Conclusione: “Nella sua biografia (...) si evidenziano delle rotture - la traduzione dal tedesco è nostra, ndr - per via delle quali non sarà possibile escludere con certezza un eventuale ritardo dello sviluppo della maturità al moneto del fatto”.

In altre parole: se a 18 anni ha abbandonato la scuola e vive (ancora) con il papà, è sicuramente un immaturo.

A seguire, la frase citata all’inizio, sulla valenza educativa di quei quattro mesi trascorsi in carcere in attesa di processo, con tre capi d’imputazione che lo accusano essere stato presente a un corteo che si è scontrato con la polizia.

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Un’ultima pesante contraddizione: «Visto che molto probabilmente, anche in caso di una condanna non si preannuncia un’ulteriore esecuzione di una possibile pena detentiva ai sensi del diritto penale minorile e di una reclusione, il proseguimento dell’esecuzione della custodia cautelare non è congruo rispetto al suo obiettivo, ossia assicurare il proseguimento del processo».

In pratica, Wolkenhauer riconosce che, anche in caso di condanna, a Vettorel verrebbe applicata la condizionale. A questo punto, è quasi scritto nero su bianco che “gliela vogliono far pagare”.

Unico rimasto in carcere, oltre quattro mesi di carcerazione preventiva senza vere prove e per reati oltremodo fumosi, Vettorel sta probabilmente pagando - come ha scritto ieri la TAZ Nord - il fatto di essere diventato un simbolo, che si merita una risposta dura ed esemplare.

Il pronunciamento della Corte d’appello (Oberlandesgericht) è atteso per domani. Come ultimo grado d’istanza, dovrà dire se Vettorel debba o meno restare in carcere. La palla toccherà al collegio presieduto da Marc Tully, lo stesso che il 21 luglio scorso, nel rigettare una prima richiesta di scarcerazione, aveva scritto di una «altamente prevedibile condanna ad una pena di reclusione»: una chiara anticipazione di giudizio dopo quella della stessa Wolkenhauer, fatta oggetto di richiesta di ricusazione, peraltro respinta.

Applicare il diritto minorile al caso Vettorel? «Altamente improbabile - scriveva Tully - visti il carattere stabile dell’occupazione lavorativa dell’indagato, la sua autonomia e le sue capacità organizzative, nonostante il fatto che viva ancora con i genitori».

Un black-out totale, insomma. E sul fatto che quel sette luglio Vettorel abbia preso un volo Ryanair da Treviso ad Amburgo, un’ulteruore chicca: «Egli ha già dimostrato di potersi spostare in maniera autonoma su una scala internazionale». (p.c.)

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