Bressa: il danno è fatto ed è gravissimo

Per il sottosegretario la vera motivazione del passaggio è economica. C’è un messaggio anche per il Veneto: Zaia non deve insistere su 23 materie 

UDINE. Sappada, il giorno dopo. Ripiegate le bandiere blu con l’aquila gialla del Friuli, esauriti i brindisi e consumate le cene dei festeggiamenti, scemata l’euforia dei caroselli con le auto, il centro montano appena passato da Belluno a Udine, ha ripreso la sua tranquilla e laboriosa vita di ogni giorno. Si attende la firma sulla legge da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quindi la pubblicazione del provvedimento in Gazzetta ufficiale. Seguiranno i decreti attuativi del Ministero dell’Interno: una trafila che potrebbe portare via ancora parecchio tempo.

Ma se in Comune il sindaco Manuel Piller Hoffer studia le prossime tappe tecniche per rendere operativo il trasferimento, il dibattito politico a livello nazionale si fa incandescente. Perché il Veneto alza le barricate. E teme una valanga secessionista che potrebbe spogliare la provincia di Belluno «petalo dopo petalo», come sottolinea il sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa. Ma il rappresentante del Pd va oltre, parla addirittura di «vicenda aberrante».

«Dopo il caso Sappada, quindi con l’applicazione dell’articolo 132 della Costituzione, si rischia di frantumare il 116, e tutto ciò la considero una aberrazione» spiega in Commissione bicamerale per il federalismo. «Sappada aveva bisogno di soldi per gli impianti e il Friuli aveva bisogno di una cartolina turistica e tutto ciò non va bene. Sappada rischia di risucchiare tutti verso un abisso, quindi se l’ipotesi approvata dal Senato è giusta io, e lo dico scherzando, sono Babbo Natale».

«Ci sono 18 Comuni in provincia di Belluno – aggiunge Bressa – che hanno fatto richiesta di passare a Trento, Bolzano o in Friuli. Qui rischiamo di provocare una valanga che, di rivendicazione in rivendicazione, si fermerebbe solo a Brindisi. Come possiamo rimediare? Non lo so, il danno è stato fatto ed è gravissimo. Qualcuno dice che passaggi di Comuni da una regione all’altra sono già avvenuti in passato. È vero, in particolare tra Romagna e Marche. Ma il caso di Sappada è il primo in cui il “trasferimento” è da una Regione a statuto ordinario a una a statuto speciale. Parliamoci chiaro, la vera motivazione riguarda i soldi, la speranza che il Friuli Venezia Giulia possa dare maggiori contributi al Comune per lo sviluppo turistico. Ma se questa è la motivazione, allora può valere per tutti gli altri Comuni del Bellunese. Io credo che il Veneto avrebbe dovuto rivendicare maggiore autonomia da Roma già da anni e per Belluno, adesso, servirebbe un’iniziativa politica forte, un’alleanza istituzionale per evitare altre emorragie dolorose».

Più in generale sulle richieste del Veneto, Bressa ha spiegato che «Zaia non deve insistere sul voler trattare con il Governo su tutte le 23 materie, con tutta la complessità che questo comporta. Anche perché allora significa che non si vuole più riconoscere il ruolo dello Stato di amministrare e di dare risposte. Ora stiamo lavorando a una selezione delle materie più importanti come, tra le altre, istruzione, lavoro, ambiente, lavori pubblici, infrastrutture e beni culturali».

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, il deputato veneziano Renato Brunetta, prova a tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica. In una lettera al Capo dello Stato Sergio Mattarella, chiede di rinviare alle Camere la legge sul distacco del comune di Sappada dalla regione Veneto e della sua aggregazione alla regione Friuli Venezia Giulia. Brunetta parla di «gravi violazioni del procedimento previsto dall’articolo 132 della Costituzione» nell’esame del disegno di legge. In particolare Brunetta sostiene che «non è mai avvenuto quello “specifico e solenne coinvolgimento delle Regioni interessate attraverso la richiesta ai loro Consigli regionali del parere sulla proposta” richiamato dalla Corte Costituzionale». È stata invece ritenuta sufficiente «una semplice mozione approvata dal Consiglio regionale antecedente a quello attualmente in carica e peraltro diretta non al Parlamento, ma alla Giunta regionale. Né a tale violazione ha posto in alcun modo rimedio la richiesta formulata dalla presidenza della Camera in data 14 novembre, al Consiglio regionale in carica».



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