Caso Vettorel: indizi contro Maria utilizzati dai giudici a carico di Fabio

A lato della scarcerazione: «Sono compagni di vita, dunque ciò che sapeva lei doveva essere noto anche a lui»

AMBURGO.. Avevano detto che Fabio Vettorel è un ragazzo pericoloso, ispirato da «violenza profonda», con «tendenze criminali» frutto di «carenze educative». L’altro giorno, quegli stessi giudici dell’Oberlandesgericht (Alta corte, anche se non è proprio corretto definirla così) di Amburgo hanno sostanzialmente cambiato idea, dando il definitivo libera alla scarcerazione del giovane feltrino e chiudendo almeno uno dei due incresciosi capitoli di questa vicenda. Il secondo, evidentemente, è quello legato agli elementi sin qui raccolti a sostegno della tesi d’accusa, che si concretizza in tre distinte ipotesi di reato.

Diciassette pagine firmate dallo stesso collegio (presidente Tully, Wenske e Hofer-Bodenburg) che la difesa aveva invano cercato di ricusare, perché nel respingere una precedente richiesta di scarcerazione aveva espresso un’anticipazione di giudizio, bollandolo appunto come pericoloso e incline alla violenza.

I giudici di ultimo grado escono dall’impasse con una decisione in realtà molto articolata. Semplificando una materia tecnica comunque complessa (il codice penale e di procedura penale sono ovviamente diversi dai corrispettivi italiani) possiamo dire che i giudici dell’Alta corte si fidano del parere della giudice d’udienza (colei cioè che emetterà la sentenza) la quale, a sua volta, aveva respinto ogni ipotesi di scarcerazione salvo poi cambiare idea. Riconoscono i giudici dell’OLG che le misure coercitive stabilite per Vettorel sono tali da garantire che non scomparirà nel nulla, sottraendosi al processo.

Diremmo, con termini propri della giustizia italiana, che non sussistono allo stato attuale né il pericolo di fuga, né quello d’inquinamento delle prove mentre si ritiene che il diciottenne possa provocare nuovi disordini pubblici: ovvero, la cosiddetta reiterazione del reato.

Dopo aver ripercorso tutta la complicatissima storia dei ricorsi e dei controricorsi, i giudici entrano nel merito, facendo segnare a questa vicenda un nuovo colpo di scena: in pratica, gli elementi contro Maria Rocco, la ragazza feltrina arrestata il 7 luglio scorso insieme a Fabio in occasione dei disordini di Amburgo e rilasciata il 10 agosto (si trova in attesa di processo) costituirebbero anche il fulcro delle prove - sinora non prodotte - per sostenere l’accusa contro Vettorel. I giudici scrivono che Maria è compagna di vita (Lebensgefährtin) di Fabio.

«Poiché per quest’ultimo si è trattato del primo viaggio all’estero senza i genitori, è evidente che i due (Fabio e Maria, ndr) hanno deciso insieme di fare quel viaggio e di coordinarsi già da casa propria. Seguono, nel dispositivo, una serie di messaggini in cui Maria organizza il “suo” G20. E visto che la coppia era insieme ad Amburgo, si può dire che entrambi erano inseriti in una preesistente struttura ad Amburgo. Sottinteso: quella dei fautori dei successivi disordini. Messaggi del tipo “ci troviamo al campeggio” oppure “domani appuntamento alle 5”(Fabio scrive alla madre un SMS “Siamo al camping” alle 23.18 della sera prima del suo arresto) dovrebbero dimostrare, secondo l’accusa, quella partecipazione “consapevole” al gruppo che poi, accusa anche questa non priva di lacune, si scontrerà con i reparti antisommossa della polizia tedesca, quella mattina.

Nero su bianco: “L’accusato non si è trovato per caso in località Rondenbarg, né può dirsi sorpreso del fatto che altri presenti fossero pronti ad atti di violenza”. Un tanto premesso, secondo i giudici - a quanto pare, le anticipazioni di giudizio sono prassi in Germania - queste circostanze porteranno “con grande probabilità” a una condanna.

I giudici dell’Oberlandesgericht criticano anche gli avvocati di Vettorel parlando di una strategia difensiva “orientata in primo luogo a fare ostruzionismo durante le udienze” e citano il ricorso contro la mancata scarcerazione di Vettorel, presentato “soltanto molte settimane dopo l’inizio del dibattimento”. (p.c.)

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