La paura del dottore passa curando gli orsacchiotti

Croce Bianca Fodom con l’ambulanza all’asilo di Arabba per il Progetto Peluche Ricreate situazioni di emergenza per aiutare i bimbi a familiarizzare con i camici

LIVINALLONGO . «Dottore, il mio peluche sta male». Si chiama Progetto Peluche l’iniziativa volontari della Croce Bianca Fodom hanno organizzato con i bambini della scuola dell’infanzia di Arabba.

Ogni alunno ha portato a scuola il proprio amico peloso “malato” per farlo curare dai sanitari. L’obiettivo è quello di fa vincere ai bambini la “paura del camice bianco”. Progetti simili vengono sperimentati da tempo in strutture ospedaliere come quella di Padova, dove dottori ed infermieri con il supporto di psicologi, giocano insieme ai bambini per farli famigliarizzare con l’ambiente ed il personale sanitario.

Ma l’idea nata in seno alla Croce Binaca Fodom è stata ancora più particolare ed ha coinvolto anche il personale di primo soccorso, ovvero gli stessi volontari, i primi ad intervenire in caso di emergenza sanitaria. Così nel corso di una mattinata a scuola, hanno ricreato una di queste situazioni, dove però infortunati o malati erano i peluche.

Ogni bambino ha portato in aula il suo amichetto peloso e ha trovato ad aspettarlo cinque volontari della Croce Bianca Fodom, l’infermiere nonché a sua volta volontario Gianluca Soratroi ed il neo dottore Giuliano Federa. Uno alla volta i bambini hanno sottoposto i loro peluche alle cure dei sanitari. Come se si trattasse di una vera emergenza, il personale della Croce Bianca ha valutato i pelosi pazienti ed in base ai sintomi raccontati dai bambini ha prestato loro le cure adeguate.

Per i casi più gravi, con necessità di trasporto in ospedale, i peluche insieme al bambino sono stati caricati sull’ambulanza per un piccolo giro nel cortile della scuola.

Nella simulazione sono stati usati presidi sanitari veri, come garze o siringhe. Anche questo per abituare i bambini a non averne paura. In un paio d’ore tutti i peluche sono stati curati.

«La difficoltà più grande negli interventi dove i pazienti sono dei bambini piccoli – spiega Gianluca Soratroi – è proprio la paura che hanno del camice bianco, dell’ambulanza o dell’abbigliamento del sanitario. Spesso non si riesce a capire la vera gravità di quanto accaduto perché il bambino piange non per il dolore bensì dalla paura, oppure perché questo stato d’animo letteralmente lo fa ammutolire, impedendo così al sanitario di capire dove o quanto possa avere dolore. Far vedere loro, come in questa simulazione, che noi sanitari curiamo anche i loro compagni di giochi, come il peluche, crea in loro sicurezza ed attenua la paura».

Come hanno risposto i bambini? «Tutti hanno portato senza remore il loro peluche. E sono stati sempre loro a spiegarci dove e di quale male soffriva. Così in futuro, se per caso dovessero essere loro i pazienti, non avranno difficoltà a spiegare la stessa cosa al sanitario. Le patologie uscite dalla fantasia dei bambini rispecchiavano, com’era logico attendersi, il contesto ambientale nel quale viviamo. Molti infatti ci hanno presentato il loro peluche con una frattura ad una gamba a causa di una caduta con gli sci. Non sono mancati i momenti esilaranti, che solo i bambini sanno regalare. Come quello che ci ha raccontato che il suo peluche aveva male di schiena perché aveva mangiato troppo».

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