Canale d’Agordo e Falcade dicono no alla fusione

Nel paese di Papa Luciani molti elettori sono andati a votare grazie al lavoro  del Comitato contrario all’unificazione. Ma la proposta è piaciuta poco ovunque

FALCADE E CANALE. Canale e Falcade hanno detto no. Lo ha fatto in modo chiaro Canale d’Agordo, mentre Falcade si è diviso a metà.

A Canale nella sezione 2 hanno votato no in 212 e sì in 126. Nella sezione 1 il distacco è stato altrettanto forte. In totale hanno votato no in 406 (63,73%), sì in 225 (35,32%), con 5 bianche e una nulla.

A Falcade in un seggio i no sono stati 244 e i sì 160. Nell’altro seggio i sì sono stati 285 e i no sono stati 211. In totale a Falcade hanno detto no in 455 e sì in 445. Che a Canale potesse esserci questo risultato si poteva arguire anche dall’andamento dell’affluenza alle urne. Canale è stata davanti a Falcade per tutta la giornata e fino alle 23. Alle 19 Canale raggiunge il 45,74%, mentre Falcade si ferma al 35,77%.

Sembra chiaro che l’attivismo del Comitato per il no di Canale abbia contribuito a portare alle urne più persone. Alle 23 i seggi si chiudono e a Canale si è superata la soglia del 50 per cento, arrivando al 52.98% con 637 votanti su 1209 elettori. A Falcade ha votato il 42.92% e cioè 907 votanti su 2113 elettori.

I sindaci. Rinaldo De Rocco e Michele Costa hanno votato di buon mattino (addirittura alle 7.05 il primo, alle 7.30 il secondo) sia perché dovevano andare a lavorare e a sbrigare faccende, ma forse anche per scrollarsi di dosso una tensione maturata in quasi tre anni di cammino, iniziati mettendo sul tavolo una proposta coraggiosa che un merito, al di là del risultato finale, l’ha avuto: quello di far interrogare i cittadini sul futuro del proprio territorio.

L’hanno fatto in tanti, anche quelli che alle urne non ci sono andati decidendo di delegare la scelta di tale futuro ad altri e dimostrando che il grado di partecipazione alle scelte inerenti la cosa pubblica non è altissimo. Da questo dato, che sia fusione o meno, le amministrazioni dovranno ripartire. D’altronde se in molti hanno snobbato l’appuntamento, c’era anche chi scalpitava per dire la sua nonostante i sedici anni le impedissero di tracciare una x sulla scheda.

«Non mi sono informata a dovere – dice Angela, avendo già capito che il cittadino è soggetto attivo e non passivo – sono però contraria perché temo che le frazioni vengano messe in secondo piano. In corriera, quando tornavamo da scuola, ne abbiamo parlato tra noi ragazzi: qualcuno era per il sì e qualcuno per il no».

Famiglie divise. Due parole che, ancora lontani dall’aver capito quale avrà più peso, hanno “diviso” famiglie e amicizie. Attorno alle 16 davanti al seggio di via Roma a Canale d’Agordo (dove poco prima Giovanni Serafini e un’altra signora avevano messo in luce la frettolosità con cui a loro giudizio si è giunti alla consultazione) si forma un capannello di persone.

«Ho votato sì per il futuro – dice uno – perché è meglio deciderla noi la fusione, prima che ce la impongano. Serve unirsi per affrontare il problema dello spopolamento e offrire servizi».

Sono tanti i no. Intanto Raffaela comunica il suo no («Adesso va bene così, non siamo ancora maturi»). Ma suo marito Carlo la pensa diversamente: «Io spero di poter rimanere a vivere qui – dice – voto sì per questo». Intanto arrivano le amiche Miriam, 18 anni, e Serena, 20.

«Io sono per il no – dice la prima – a Falcade non mi pare aiutino le associazioni come qui a Canale e se ci fondiamo il rischio è che i nostri sodalizi ne risentano». «Io invece – le ribatte l’amica – penso che Falcade potrebbe trasferirci un po’ delle sue capacità turistiche: voto sì».

Appena più in là prende il via una bella discussione tra Giulia Fiocco del Comitato dei cittadini per il territorio che si è schierata per il no e Bruno Tancon, ex amministratore comunale, che annuncia il suo sì. «Qui dietro, sulla parete della latteria – dice quest’ultimo – c’è scritto “Plauso alla concordia”». «Sì – risponde Fiocco – ma la ricerca della concordia non esclude la possibilità di mantenere i due Comuni».

«In quindici anni di parole – continua Tancon – non siamo venuti fuori con niente cercando l’unione dei servizi, perché ci si è scontrati con coloro che non la vogliono, cioè i dipendenti. E poi, guarda, in due comuni abbiamo cento impianti sportivi, ma è tutto un “paciùc”». Falcade. Un’ora dopo a Falcade escono dal seggio Claudio Lazzaris e Margherita De Mio.

«Prima o poi alla fusione ci si arriva – dicono – speriamo che mettendoci assieme si possa fare di meglio». Ne è convinto il giovane Filippo Scardanzan che ritiene che un’unica amministrazione garantisca risparmi anche sul personale.

«Sono un conservatore – sostiene invece un signore di parere opposto – e mi pare che in questi anni non sia poi andata così male: sono altre le cose da cambiare». In molti ribadiscono un’esigenza di unità, a qualcuno non piace il nome ("Valle del Biois"), qualche altro ribadisce che senza Vallada “è fusione monca”.

«Anch’io – dice l’artista Franco Murer – sarei stato per una fusione più ampia, ma da qualche parte si deve partire per unire le forze. Mantenere tutto frantumato non serve a nulla in vista del futuro. Affluenza bassa? Vediamo alla fine, ma se sarà così si tratta di una sconfitta sociale».

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