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Fadalto, la riapertura è lontana

Secondo i residenti il progetto è in alto mare, notti insonni per il traffico pesante

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FADALTO. Notizie assai poco incoraggianti per gli abitanti del Fadalto e per chi usa l’Alemagna tra Vittorio Veneto e Belluno.

«Abbiamo buoni motivi di ritenere che l’Anas non la riaprirà di notte fino alla prossima estate – ammette, preoccupato, Bruno Fasan, capogruppo della Lega Nord, che abita a pochi centinaia di metri dalla frana che ha indotto l’Anas ad istituire di giorno il senso unico alternato e, di notte, dalle 20 alle 6, di chiudere il tratto – non si è ancora accertato chi deve fare i lavori di messa in sicurezza, quindi manca il progetto, bisogna approvarlo e trovare i soldi. Almeno un milione di euro».

Il traffico è paralizzato dall’estate scorsa, precisamente dal 28 giugno, quando dalla montagna scesero terra e sassi che invasero prima la statale 51 di Alemagna e poi la ferrovia. Da allora, disagi del traffico a parte, ci sono camion che attraversano Fadalto Basso per non essere costretti a scegliere l’autostrada. «Chi, come il sottoscritto, abita in via Fadalto Basso – protesta Gianni Dal Tio – si deve sorbire tutte le notti il passaggio di auto e soprattutto di camion (in particolare le betoniere che portano il calcestruzzo al cantiere del “bus de Santa Gusta”) che per risparmiare pochi euro, disturbano il sonno agli abitanti della via e soprattutto distruggono l’asfalto della stessa, oramai quasi impraticabile. Grazie Anas».

Il problema è emerso nella sua gravità sabato pomeriggio, nell’assemblea pubblica del Quartiere di Serravalle e Sant’Andrea. «Il transito dei mezzi pesanti, in particolare delle betoniere dirette di notte al traforo dal cantiere in località La Sega – ha dichiarato il presidente Alessandro Mognol – ha un grave impatto sulla quiete notturna degli abitanti e provoca danni al manto stradale. I cittadini chiedono all’amministrazione di verificare se ci sia un divieto per cui le betoniere non possano andare in autostrada invece di passare per Fadalto Basso».

Sono più di una ventina di carichi pesanti la notte. Fanno la spola tra Cadola e Vittorio Veneto per la “cementificazione” del traforo. Tornando a Fasan, l’ex assessore ai lavori pubblici è preoccupato anche perché sono ben 4 i canaloni della montagna tra il Pizzoc e Millifret che imbottigliano detriti, per poi scaricarli quando arrivano le bombe d’acqua. Secondo Fasan, dunque, è necessario che venga realizzato uno studio idrogeologico del versante, in modo da affrontare la problematica nel suo complesso. (fdm)

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