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Autonomia: «Belluno vuole rallentare»

La nota di Bottacin. Replica il presidente Padrin: «Abbiamo chiesto le deleghe a Caccia e pesca, le altre in seguito»

di Francesco Dal Mas
2 minuti di lettura
BELLUNO. Amara sorpresa di Natale. La Provincia rivendica l’autonomia, ma al tavolo della trattativa con la Regione ammette che non è in grado di esercitare le competenze richieste.

Ma non per colpa sua. «Le risorse ci sono state dimezzate e il personale è stato ridotto di un terzo» spiega il presidente Roberto Padrin. «Ringraziate il Governo», ironizza Gianpaolo Bottacin, assessore alla specialità bellunese.

Padrin e Bottacin si sono incontrati il 18 dicembre, per avviare la trattativa, sulla falsariga di quella intrapresa a Roma da Zaia. «All’assessore Bottacin ho chiesto, per incominciare (e considerati i presupposti di personale e risorse: neppure un centinaio di collaboratori e 23 milioni in meno su 45), che la Regione ci restituisca Caccia e pesca, che avevamo già e che ha voluto sottrarci. E che, gradualmente, ci deleghi la difesa del suolo, settore molto complesso. E più avanti anche il turismo» fa sapere Padrin.

Ma la realtà sarebbe più pesante, stando ad una nota diffusa da Bottacin. «Il presidente della Provincia ci ha formalizzato l’esplicita richiesta di “stralciare dal disegno di legge 20”, già approvato dalla Giunta regionale nel luglio scorso e ora in fase di calendarizzazione consiliare, “il titolo IV riguardante il conferimento di funzioni alla Provincia di Belluno” e altresì che l’attuazione della L.R. 25/2014 si possa solamente “realizzare di pari passo” con quelle che vengono definite da Palazzo Piloni “le auspicate modifiche della legge 56/2014”, più conosciuta come legge Delrio».

In sostanza, fa sintesi Bottacin, anziché chiedere la piena applicazione delle leggi che prevedono l’assegnazione alla Provincia di autonomia amministrativa, regolamentare e finanziaria, con il contestuale trasferimento quindi delle competenze insieme alle risorse economiche e umane per svolgere le funzioni, la Provincia chiesto uno stop parziale evidenziando implicitamente «l’incapacità di gestire la partita delle nuove competenze stante l’attuale situazione dell’ente e a causa dei limiti imposti dal governo nazionale».

Padrin non ci sta, ovviamente; e respinge questa interpretazione. «Bottacin non può scaricare sulla presidenza della Provincia responsabilità che non sono nostre». Dica però – ribatte l’assessore regionale – che sono del Pd e del Governo. Sta di fatto che non a parole, ma addirittura con una nota scritta» alza il tono della polemica Bottacin «viene chiesto di attuare gradualmente i vari passaggi di funzioni, rinunciando in questa fase a tutta una serie di deleghe già presenti nel disegno di legge, a iniziare dalla difesa del suolo, ribadendo quanto peraltro già scritto a fine settembre circa i problemi causati dalla legge Delrio che, con l’intento di smantellare le Province, ha ridotto le competenze delle medesime e contemporaneamente imposto la riduzione delle dotazioni organiche e introdotto un prelievo finanziario forzoso a carico delle stesse che, per la Provincia di Belluno, equivale a circa 23 milioni di euro».

Bottacin, dopo aver ironizzato, si permette di fare il buonista: «Ovviamente non intendiamo metterci in contrapposizione alla Provincia, anche perché l’obiettivo è quello di completare un percorso univoco portando in Consiglio regionale una proposta realmente condivisa».

Il 28 dicembre il presidente Padrin ha radunato i sindaci bellunesi per confermare la linea della gradualità nell’acquisizione delle competenze, almeno fino a quando la Provincia non ritornerà in forze – personale e risorse – per farsi carico di una maggiore autonomia. La prossima settimana il presidente vedrà anche il governatore Zaia per un confronto più approfondito su ciò che veramente la Regione è disposta a consegnare a Belluno.

«Io non voglio fare sterile polemica politica, ma Bottacin sa bene che neppure la Regione ha la coscienza pulita: nel passato ripetutamente ha messo il bastone fra le ruote. Anch’essa, per esempio, ci ha portato via del personale».

Sull’esempio di Roma, Padrin vorrebbe sottoscrivere con Zaia una pre-intesa ed ha chiesto la collaborazione di alcuni esperti, Enrico Gaz e Giancandido De Martin, nonché dei tecnici della Cgiaa di Mestre per una serie di approfondimenti.

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