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Frana del Fadalto, Bottacin punta il dito contro l’Anas

L’assessore veneto: «La società stradale non cerchi scuse e non prenda tempo rispetto all’urgenza di mettere in sicurezza il fronte della montagna»

di Francesco Dal Mas
2 minuti di lettura
ALPAGO. «L’Anas non cerchi delle scusanti che non esistono. E, tanto meno, non prenda tempo rispetto all’urgenza di mettere in sicurezza il fronte della montagna che frana».

A sostenerlo, sentenze alla mano, è l’assessore regionale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, intervenendo sull’ormai annoso tema della frana del Fadalto, per la quale non è stato ancora approntato il progetto di messa in sicurezza e che sta comportando la chiusura della statale 51 di Alemagna di notte e l’apertura a singhiozzo di giorno, con il senso unico alternato. Una situazione che, tra le altre cose, sta anche creando danni alle attività economiche che insistono nella zona del Fadalto.

«L’onorevole De Menech ha lasciato intendere, in un recente incontro a Vittorio Veneto, che spetta anche ai privati contribuire. E invece no», aggiunge Bottacin, «l’Anas credo non possa esimersi dal mettere in sicurezza la strada, a prescindere da quello che eventualmente faranno i privati».

L’assessore Bottacin, a tale proposito, cita la sentenza numero 15720 del 18 luglio 2011 della Cassazione secondo la quale “è responsabile l’ente gestore del tratto stradale per i danni subiti dall’autovettura causati da una frana, anche se proveniente da un terreno di proprietà di terzi”. Ricorda pure l’articolo 14 del Codice della strada, secondo cui “gli enti proprietari delle strade, allo scopo di garantire la sicurezza e la fluidità della circolazione, provvedono alla manutenzione, gestione e pulizia delle strade, delle loro pertinenze e arredo, nonché delle attrezzature, impianti e servizi; al controllo tecnico dell’efficienza delle strade e relative pertinenze; alla apposizione e manutenzione della segnaletica prescritta”. Un successivo articolo dello stesso Codice, il 30, mette in conto che “la costruzione e la riparazione delle opere di sostegno lungo le strade ed autostrade, qualora esse servano unicamente a difendere e a sostenere i fondi adiacenti, sono a carico dei proprietari dei fondi stessi”, ma “se hanno per scopo la stabilità o la conservazione delle strade od autostrade, la costruzione o riparazione è a carico dell’ente proprietario della strada”.

Considerando che nella costruzione della strada non sono stati realizzati adeguati apprestamenti di sicurezza, si deve tener conto – insiste Bottacin – della responsabilità ex art. 2051 del Codice civile, cui viene chiamato l’ente pubblico proprietario e gestore della rete viaria che ha “gli obblighi di vigilanza e monitoraggio costante”. Altre sentenze ancora dimostrerebbero che la competenza sulla sicurezza è appunto dell’Anas.

Il versante della montagna sovrastante il Fadalto, dal Pizzoc al Millifret, ha quattro canaloni che potrebbero saltare; il primo tappo si è sturato in giugno. Gli altri tre potrebbero staccarsi sotto l’insistenza delle prossime precipitazioni.

Sono invece 27 i proprietari delle decine di appezzamenti di boschi. Si è parlato, a suo tempo, di una spesa di un milione, solo per recuperare stabilità relativamente alla prima frana. Ma il costo potrebbe moltiplicarsi per quattro. Tra i proprietari c’è anche la Società Autostrade. Ed è con questa società che, guarda caso, sta trattando Anas.

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