Mondiali di Cortina: «Le varianti non saranno pronte nel 2021»

Bortolo Mainardi nominato referente del gruppo istruttore per la valutazione di impatto ambientale dei 5 interventi

BELLUNO. È un bellunese a valutare i cinque progetti di Anas per Cortina 2021. Bortolo Mainardi, architetto cadorino, è stato indicato quale referente del gruppo istruttore della Commissione Via del ministero dell’Ambiente, per la valutazione delle varianti che verranno realizzate lungo l’Alemagna. Nei vari ruoli di Commissario straordinario di governo, Mainardi ha contribuito tra l’altro alla realizzazione del Passante di Mestre, della tratta autostradale A28 Conegliano-Sacile, della tratta ferroviaria ad alta velocità Mestre-Padova, del nuovo tracciato ferroviario ad alta velocità Mestre-Ronchi dei Legionari e nel 2004 segnalava, come una premonizione, le varie criticità nella realizzazione del Mose. Mainardi è stato anche, dal 2009 al 2011, membro del Cda di Anas ed è oggi uno dei 40 esperti nazionali in materia di Valutazioni ed Impatti Ambientali. Cinque i progetti di variante alla statale 51 di Alemagna che dovrà valutare: le rettifiche delle curve di Castellavazzo, le gallerie di Tai e Valle di Cadore e le varianti di San Vito e Cortina. Nel suo complesso, il piano di Anas e del governo punta a rendere più accessibile Cortina in occasione dei Mondiali di sci del 2021, un obiettivo che quasi sicuramente non verrà centrato, ma questo non riduce la loro l’importanza.

Architetto Mainardi, dunque è lei il responsabile per la valutazione ambientale delle varianti Anas lungo l’Alemagna previste per i mondiali di Cortina del 2021?

«Con altri colleghi della Commissione Via stiamo già lavorando alla istruzione dei pareri. I progetti sono arrivati in ottobre e il 10 dicembre scadevano i termini per le osservazioni. Come facciamo sempre seguiamo la norma senza perdere tempo».

Da più parti vi sollecitano a fare presto, visto che non c’è tanto tempo da qui al 2021.

«Serve tempo per ottenere le autorizzazioni ministeriali e il tempo per le risposte è direttamente proporzionale alla qualità della documentazione trasmessa. Se qualcuno sostiene che tutte queste varianti saranno realizzate, pronte, collaudate e fruite al gennaio 2021 lo fa perché ci crede, con il dovuto rispetto a me invece sembra una visione astratta della realtà».

Però architetto converrà che se le varianti non saranno pronte per i Mondiali 2021, sarebbe un vero problema.

«Penso che queste varianti stradali non siano indispensabili per l’organizzazione delle gare di sci alpino. Essenziali sono le opere da realizzare a Cortina per la sistemazione delle piste da sci della Tofana, sul Col Drusciè, la nuova pista a Cinque Torri, gli interventi agli impianti di risalita e per le strade di accesso a Rumerlo, sul Lago Ghedina, ecc. financo gli impegni presi con i settori del commercio, dell’artigianato e turistico. Tutte opere del Piano Interventi Cortina 2021, che ha come responsabile un Commissario di governo dal luglio 2017 che sicuramente seguirà un cronoprogramma dei singoli progetti, con date e tempi certi per ottenere i dovuti pareri e autorizzazioni, indire le conferenze dei servizi per le approvazioni, pubblicare gli avvisi di evidenza pubblica per le progettazioni, prevedere le procedure sulle gare di appalto ed avere quindi tutte le certezze necessarie sui tempi di realizzazione e collaudo delle opere».

Eppure, anche in seguito ai disagi sorti durante le ultime nevicate, i sindaci hanno ribadito l’urgenza delle varianti.

«Bisogna capire le cause vere e non parlare degli effetti. Nelle autostrade se nevica ti fermano, ti controllano gomme e catene a bordo e gli spazzaneve passano costantemente, non è colpa del tracciato se bastano 30 centimetri di neve per mandare in tilt il traffico».

Ma si sono formate colonne di auto ferme lunga tutta l’Alemagna, da Longarone a Cortina.

«A parte la contingente nevicata, ogni santo giorno lavorativo dell’anno a Longarone si assiste alla strozzatura del traffico e nei periodi turistici si determinano lunghe code fino in Cadore. Per ridurre davvero i tempi di percorrenza da Pian di Vedoia al Cadore e a Cortina, o si prolunga l’autostrada fino a Macchietto, o si progetta una variante da Fortogna fino all’imbocco della galleria di Termine di Cadore. Tutti gli altri interventi sono dei palliativi, il vero nodo gordiano della statale 51 rimane a Longarone».

Questi interventi non fanno già parte di un programma dei trasporti per la provincia di Belluno?

«Non esiste un vero Piano della mobilità provinciale, si naviga a vista ormai da 15-20 anni in quanto manca una politica dei trasporti con visioni strategiche. Si assiste a rimasticazioni dell’esistente, come per l’elettrificazione dei binari e altre stravaganti idee come quella del trenino Calalzo-Cortina-Dobbiaco; mentre un intervento di potenziale sviluppo ferroviario, con intuibili ed interessanti ricadute socio economiche per l’intera regione sarebbe il collegamento con la rete ferroviaria europea da Calalzo a Sillian in Austria, vero e unico sbocco auspicabile e possibile a Nord per il Veneto».

In base alla sua esperienza e competenza, cosa considera prioritario nel campo dei trasporti in provincia di Belluno?

«Ogni intervento finanziato con risorse pubbliche dovrebbe garantire ricadute socio economiche alle comunità attraversate dai tracciati, ma soprattutto vanno precisate sotto ogni profilo le motivazioni che ne hanno determinato una scelta progettuale. Se ci sarà poi l’auspicabile federalismo fiscale nel Veneto, alla specificità Bellunese dovranno essere assicurate risorse e condizioni all’imprenditoria locale tali da renderla maggiormente competitiva».

Intende delle agevolazioni per le imprese bellunesi?

«Prioritariamente bellunesi ma anche venete che vedo troppo spesso immeritatamente soccombere alle imprese che arrivano qui dal Sud Italia o dal Trentino. Il futuro non è facile per nessuno, tutto sta cambiando velocemente e bisogna essere squadra nei nostri valori universali e con il nostro senso dell’appartenenza lontano da fanatismi etnocentrici, siamo un popolo con quel senso di identità flessibile, aperta e mai esclusiva e abbiamo la forza e lo spirito per guardare al futuro».

In conclusione, quanto ci vorrà per le variante all’Alemagna?

«Bisogna evitare che, in nome dell’urgenza, si cerchino scorciatoie per realizzare le opere perché, se così fosse, andrebbe fatto valere il concetto familiare in Europa: se l’opera non è finita entro il termine, l’opera non serve allo scopo per cui è stata programmata.

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