Padrin scrive a Zaia: «Blocchiamo Sappada»

Il consiglio provinciale chiede al governatore di inoltrare un ricorso per verificare la legittimità costituzionale

BELLUNO. Preoccupato per le ricadute che avrà nel territorio il distacco di Sappada, e per il rischio che altri Comuni possano staccarsi dal Bellunese per entrare nei confini di regioni a Statuto speciale, il consiglio provinciale chiede aiuto alla Regione. Con una lettera, che è stata approvata ieri a Palazzo Piloni e che costituisce il primo atto del nuovo consiglio eletto il 7 gennaio, la Provincia «chiede con urgenza il sostegno della Regione Veneto per verificare la legittimità costituzionale della legge 182/2017 (quella che ha sancito il distacco di Sappada e il passaggio al Friuli Venezia Giulia, ndr) da realizzarsi con un ricorso tempestivo alla Corte Costituzionale, in particolare in ordine alla necessità di una legge costituzionale, e non meramente ordinaria, per decidere la variazione territoriale».

La Provincia chiede inoltre alla Regione di promuovere il ricorso per fare chiarezza in merito «alla carenza sul parere formale della Regione nell’iter legislativo (come rilevato anche nella richiesta inoltrata alla Camera dal presidente del consiglio regionale Ciambetti)». Nella lettera Padrin ricorda come il distacco di Sappada costituisca un «pericoloso precedente per la stabilità e le prospettive di questa Provincia», che sta percorrendo la strada dell’autonomia e che rischia di vedersi indebolita dai «cedimenti del tessuto comunitario complessivo». Perdere Sappada «è un orizzonte che inquieta», aggiunge il presidente, perché «non si può dimenticare la storia comune e il valore unitario della comunità provinciale». Non manca una citazione del Piave, che nasce a Sappada e che è «fiume simbolo del Bellunese e del Veneto». Quello è il confine naturale della provincia di Belluno, conclude.

«Non c’è alcuna volontà di rinnegare il referendum fatto a Sappada, ma ci chiediamo se tutto quello che è stato fatto nel percorso parlamentare sia stato corretto», ha spiegato Padrin in aula. Lo ha fatto davanti a otto dei dieci consiglieri, perché Ivan Minella (Bard) e Massimo Bortoluzzi (Lega Nord) sono usciti quando si è iniziato a discutere il punto all’ordine del giorno. «Quel documento non propone un’azione, ma solo una reazione, che non servirà a niente e a nessuno», ha commentato Minella fuori dall’aula. «Io queste cose non le voto». «La nostra battaglia deve essere per l’autonomia, del Veneto e della Provincia di Belluno, così si terrà unito il nostro territorio», il pensiero di Massimo Bortoluzzi. L’ordine del giorno è passato all’unanimità, ma Cortina si è astenuta: «Per coerenza rispetto al Comune dal quale provengo», ha detto Gianluca Lorenzi. Anche Cortina ha fatto un referendum per lasciare il Bellunese, «per motivazioni culturali», ha concluso Lorenzi.

Tutti gli altri consiglieri hanno votato a favore. Dalla Gasperina segnalando che «se ha senso questo consiglio è per tenere unito il territorio». Pierluigi Svaluto Ferro facendo un excursus storico che va ad indagare le radici culturali e storiche di Sappada. «Quella di Sappada è stata una scelta legittima, ma facciamo tutti parte di un territorio unico, siamo un’unica comunità. Questa è la nostra storia e va difesa», il pensiero di Da Roit.

Zaia ha già dichiarato di non essere intenzionato a ricorrere contro la legge che ha definito il distacco di Sappada. Ora sul suo tavolo troverà la richiesta della Provincia di Belluno, ultimo appello prima che non ci sia più nulla da fare.

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