Zaia detta le condizioni per fare ricorso

Il governatore risponde a Pachner: per muoversi vuole il 50% più uno delle firme dei sappadini contro il passaggio

SAPPADA. Dopo che ieri mattina Max Pachner, l’anima del “no” a Sappada in Friuli, ha messaggiato al presidente della Regione Veneto, Luca Zaia ha così risposto con una nota ufficiale: «Posso accettare di fare ricorso contro il passaggio di Sappada al Friuli solo se verranno raccolte le firme del 50% più uno degli aventi diritto al voto in quel Comune con una richiesta formale in tal senso».

Il governato del Veneto in fatto di realismo non pecca...

In una straordinaria giornata di sole, come quella di ieri, a Sappada non si parlava di altro che del nuovo bollo auto: il costo in Friuli è di minimo 17 euro in meno rispetto al Veneto. E già c’è la corsa alle tessere per gli sconti benzina. I referendari hanno fatto il conto che, per chi viaggia molto, il risparmio può salire a mille euro l’anno. Ecco perché Zaia è cauto nel ricorso; sa bene che, nonostante tutte le difficoltà, la maggioranza dei sappadini è ancora convinta che sia più produttivo il trattamento di una regione a statuto speciale.

Il sindaco Manuel Piller Hoffer ed il presidente della società Gts, Gianluca Piller Roner, ad esempio, sono in trepida attesa della visita, la prossima settimana, del vicepresidente della Regione Fvg, Sergio Bolzonello, e dei massimi dirigenti di Promoturismo, per trattare dei servizi che Sappada già offre e di come possono meglio essere integrati nel contesto friulano. Ma torniamo a Zaia e alle reazioni al suo intervento. «Soltanto a questa condizione e soltanto in questo caso ricorreremo», spiega dunque il presidente, spiegando quell’asticella al 50% più uno di sappadini pro ricorso come la dimostrazione che la maggioranza sarebbe pentita e che vorrebbe tornare in Veneto.

«A quel punto la battaglia la facciamo, altrimenti no».

Lunedì era stata la Provincia di Belluno a farsi avanti con un ordine del giorno per sollecitare il ricorso della Regione.

«Ho appreso», aggiunge il governatore, «della volontà della Provincia di Belluno che ha deliberato un ordine del giorno in tal senso, e ci sono associazioni di categoria e singoli cittadini che mi chiedono di ricorrere. A prescindere da una domanda che sorge spontanea, e cioè dov’erano tutti i contrari di oggi nei momenti cruciali di un cammino iniziato nel lontano 2008», aggiunge il presidente, «credo che sia necessario approcciare la questione con serietà. Ho sempre detto che la scelta di andare via dal Veneto era sbagliatissima, e la storia dimostrerà che non è stato un affare; ma ho anche sempre detto, e l’ho fatto, che avrei rispettato la volontà espressa dal referendum, pur se nato dieci anni fa quando la situazione era ben diversa da quella di oggi».

Zaia invita i sappadini contrari a palesarsi.

«Ora è giusto che tutti escano allo scoperto e si esprimano pubblicamente», conclude, «sostenendo, se riterranno, la raccolta di firme per il ricorso e per tornare in Veneto. Di fronte al 50% più uno il presidente del Veneto si muoverà, nel rispetto di una volontà chiaramente espressa dalla maggioranza di cittadini aventi diritto al voto. Altrimenti no».

Chi può raccogliere i sappadini del “no” è l’ex sindaco ed ex vicepresidente della Provincia di Belluno, Max Pachner.

«Zaia lo capisco. Ma la condizione che il presidente pone non so quanto sia praticabile. Lo verificheremo. Gli ho messaggiato anche ieri mattina. Il governatore», continua Pachner, «deve infatti sapere che, dopo Sappada, sarà l’area Fodom a finire in Parlamento per passare con Bolzano. Il sindaco Grones lo fa capire un giorno sì e l’altro pure. E se non avesse i Mondiali, lo ripeterebbe all’infinito anche il sindaco Ghedina di Cortina».

Pachner fa sapere, poi, che sull’esempio di Sappada si stanno muovendo gli 8 sindaci dell’Altopiano di Asiago.

«In ogni caso», puntualizza, «se la Regione rinuncia, ci sono i privati cittadini che possono ricorrere. E alcuni di noi si pongono in questa ottica».

Intanto sull’odg della Provincia si moltiplicano le polemiche in valle. «Affrontare come odg nel primo consiglio provinciale del 2018 il caso Sappada, dopo l’immobilismo di questi anni nei confronti della montagna tutta, appare inopportuno e deleterio», polemizza la lista municipale “Sappada cambia”», soprattutto se a promuoverlo è un presidente di Provincia, già bocciato per il precedente rinnovo del consiglio, e poi ripescato come presidente solo per accordi politici ed “eletto” con una percentuale bassissima del 44 % circa che certifica come la sua presidenza non sia rappresentativa».

I consiglieri di “Sappada cambia” tranquillizzano poi Padrin e i consiglieri: «La procedura è regolare e legittima, come certificato dall’iter, dalle commissioni parlamentari e dal voto del Parlamento». Altrettanto fa Danilo Quinz, una delle anime del movimento dei referendari.

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