In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

La visione dell’autonomia nel lavoro di Sergio Reolon

In Provincia il dibattito sul futuro della montagna bellunese, a un anno dalla scomparsa dell’ex presidente con amici, colleghi e collaboratori

di Irene Aliprandi
2 minuti di lettura

BELLUNO. A che punto è l’autonomia bellunese e perché la legge 25 è ancora lontana dall’essere attuata? Qualcuno avrebbe usato parole di fuoco per descrivere i giorni nostri, giorni di delusioni in cui sembra di dover ricominciare tutto daccapo ogni mattina. Il confronto di ieri ha voluto ricordare proprio chi, con le sue battaglie, portò a quella legge, generata dallo Statuto Veneto che fu solo l’ultimo di tanti risultati ottenuti nella sua carriera politica da Sergio Reolon. Scomparso un anno fa, l’ex presidente della Provincia fece dell’autonomia politica e culturale della montagna bellunese una missione e in questi giorni gli amici di una vita stanno cogliendo l’occasione del ricordo per sviluppare una riflessione sul futuro.

Sul palco di Palazzo Piloni alcuni dei colleghi che hanno condiviso con Reolon gli anni a Venezia: Lucio Tiozzo e Stefano Fracasso (ex e attuale capogruppo del Pd in Regione), Carlo Alberto Tesserin, presidente della Commissione Statuto quando Reolon ne era vice, e Maurizio Busatta assessore ed esperto in autonomie, insieme a Irma Visalli, Erika Dal Farra e Roberto Padrin. Impegnati nel direttivo nazionale del Pd, invece, Roger De Menech (che ha mandato un messaggio) e Alessandro Bisato.

Dalle loro parole è emerso un Reolon capace di lotte tanto intense da causare fratture sul territorio, come quella con i sindaci durante la sua presidenza della Provincia, ma anche di creare legami profondi a Venezia fino a convincere il consiglio regionale a votare all’unanimità la specificità bellunese.

«In quel momento», spiega Tiozzo, «il consiglio regionale non era ancora convinto che i temi della montagna fossero determinanti, c’erano distacco e senso di solitudine per quello che Reolon rappresentava sbattendo i pugni. Il Veneto era un sistema che non riconosceva le diversità, c’era un ritardo psicologico. Reolon ci ha fatti entrare nei suoi argomenti e alla fine ci siamo arrivati, licenziando uno Statuto tra i più avanzati del Paese. L’art. 15 fissa i temi legati alla montagna, ma anche il tema della diversità tra i territori». Tiozzo ricorda l’intervento conclusivo di Reolon: «Un documento mirabile che tutti quelli che lavorano per il territorio dovrebbero leggere».

Toccanti le parole di Tesserin, uno che era dall’altra parte della barricata, politicamente parlando, ma capace di creare con Reolon un’alchimia potente: «È vero che Reolon apparteneva al Pd, ma è riduttivo, perché Sergio apparteneva alla collettività, ha messo la sua vita a disposizione della collettività. Avevamo posizioni diverse, ma c’era reciproca disponibilità e voglia di raggiungere il miglior risultato possibile per il territorio». Tesserin ricorda la fatica. «Oggi la società è pronta a votare solo chi è disfattista e questo toglie spazio alla democrazia, dove bisogna misurarsi in maniera obiettiva. In 25 anni in Regione ho imparato di più dall’opposizione, perché da chi la pensa e parla come te non puoi imparare niente. Sergio diceva “abbiamo bisogno di politiche e di maestri” e i miei maestri erano quelli che guardavano le cose diversamente da me e che sapevano farci amare cose che prima ignoravamo».

È toccato a Fracasso riprendere le fila sull’autonomia: «Sono passati 4 anni dalla legge 25, che non si è ancora realizzata per due motivi. Il primo è la complicazione data dalla legge Delrio, ma soprattutto dalle Leggi di stabilità. Il secondo è l’occasione mancata della legge 19 del 2015, quando il consiglio è tornato a occuparsi delle Province. Era l’occasione per iniziare ad attuare la l. 25 mettendo ordine nella selva di enti, sperimentando a Belluno una Provincia che li racchiudesse in un percorso unico». Fracasso ricorda anche che si è aperto il negoziato, ma che non bisogna abbassare la guardia su temi fondamentali e che ne sono fuori: la sanità (nel 2018 sarà rivisto il piano ospedaliero) e la mobilità. E incoraggia a tenere la l. 25 all’interno di una visione europea delle Alpi come regione.

Busatta ha chiesto ai consiglieri regionali di tornare indietro, a prima che la Regione portasse a Venezia le deleghe a caccia e pesca e al turismo; mentre Padrin ha assicurato: «Farò di tutto per portare al bellunese quei benefici che la l.25 voleva realizzare, anche in nome di Reolon».



I commenti dei lettori