Lupo, nuovo assalto e il rimborso tarda

A Livinallongo sale la tensione: un cervo sbranato trovato a Col Sottochiesa. Degasper: «Non ho ancora visto un soldo»

LIVINALLONGO. Una carcassa di cervo abbandonata mezza sbranata a quindici metri dalle case a Col Sottochiesa, due lupi che alle sei e mezza di mattina vengono visti attraversare tranquillamente la strada a Livinè incuranti delle macchine. E a distanza di sei mesi dall’assalto del lupo che gli ha straziato un’asinella, l’allevatore Paolo Degasper ancora non ha visto un soldo del risarcimento promesso.

Ce n’è abbastanza per far salire la tensione, a Livinallongo, attorno alla presenza del predatore che si interseca con quella dei residenti e degli allevatori.


«La carcassa del cervo è stata trovata l’altro giorno a Col Sottochiesa», elenca Degasper, «una settimana fa a Salesei una mamma alle 7,30 di mattina ha aperto la finestra della camera e se è vista passare i lupi sotto casa. Sono in zona che girano. Un ragazzo della frazione, andando alla mattina a scuola, ha visto che sono arrivati in strada, per niente intimoriti dalla presenza delle macchine. È un problema».

Un problema – sottolinea l’allevatore titolare della Degafarm, l’azienda agricola “più alta” di tutto il Veneto, essendo situata ad oltre 1700 metri lungo la strada del Pordoi – anche perché chi vive di agricoltura montana teme di non avere strumenti per tutelarsi. A partire dalla tutela economica del proprio lavoro.

«Quando ad agosto mi è stata uccisa l’asina», spiega Degasper, «è venuto il biologo della Regione, sono arrivati i provinciali, abbiamo fatto richiesta di risarcimento, con la stima del valore fatta dal veterinario, anche se è risaputo che la Regione ha i suoi tariffari. Poi prima delle feste di Natale ho risposto ad una chiamata e mi è stato detto: “Sono una funzionaria della Regione, mi conferma i suoi dati bancari?”. Ho confermato che erano giusti e mi ha detto che riceverò un risarcimento a breve. Ma fino ad oggi, a fine febbraio, non ho ancora visto nulla. Non so in giro per il Veneto che tempi tecnici ci siano, sono in contatto con amici della Lessinia che mi dicono che ci vuole del tempo ma poi qualcosa di risarcimento arriva. Ma se ti trovi a cadere nel periodo in cui stanno liquidando allora vieni pagato presto, altrimenti devi aspettare».

Secondo Degasper, poi, l’invito a usare i recinti mobili è un palliativo impraticabile. Peggio che andar di notte, poi, con i cani da guardia.

«I tecnici della regione, mi hanno dato due-tre matasse di filo per i recinti elettrici, ma noi qui facciamo gli allevatori, non i pastori. D'estate facciamo sfalcio prati, abbiamo gli alpeggi in quota, abbiamo bovini, è impronibile recintarli. E comunque in Comune mi hanno detto chiaramente che siamo nel patrimonio Unesco e possiamo scordarci di recintare le Dolomiti. I cani? Posso anche comprarmeli e mantenerli da solo, a me avevano offerto in regalo un pastore caucasico che i lupi se li mangia. Ma con un cane del genere non entra più a casa mia nemmeno il lattaio. Io ho la stalla al tornante 9 del Pordoi, d'estate mi trovo le famiglie di turisti con i bambini nel recinto. Chi si prende la responsabilità se un cane assale un bambino entrato nel recinto? Dovremo porci il problema anche come direttivo della latteria di Livinallongo, non so come faremo quest’estate visto che come latteria cooperativa gestiamo le malghe prese in affitto. Abbiamo una mandria di 180-200 capi verso il Padon, 60 verso il Col di Lana, una trentiuna verso Malga Castello, più Malga Cherz con solo vacche da latte. Se i lupi iniziano a fare branco, non li ferma più nessuno, non hanno paura nemmeno di una bovina adulta o di un cavallo».

«Il vero problema», dice l’allevatore, «è che il lupo è super protetto dalle norme europee anche dove ce ne sono ovunque e non sono certo in via di estinzione. L’unica soluzione secondo me è portarli via da qui, perché la convivenza è impossibile».

Stefano De Barba

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