«Basta no, le infrastrutture ci servono»

Luca Barbini, presidente degli Industriali critica coloro «a cui non va mai bene niente. Rischiamo la figuraccia mondiale»

BELLUNO. A preoccupare gli imprenditori bellunesi è sicuramente il deficit infrastrutturale della provincia, dalla banda larga alla viabilità, ma in questo momento è anche la possibile figuraccia che le Dolomiti rimedierebbero se per i Mondiali di Cortina non si riuscisse a completare le opere programmate.

Dall’assise di Confindustria a Verona, Luca Barbini, presidente provinciale, è ritornato con un supplemento di allarme in questo senso.


Stavo per chiederle, presidente, se dopo i Mondiali riusciremo ad avere anche le Olimpiadi. Lei, invece, già nutre qualche timore per il 2021…

«Aver preso i Mondiali credo sia stata una straordinaria opportunità. Non vorrei che il sogno s’infrangesse contro i comportamenti che stiamo riscontrando…»

Quali?

«Il no ad ogni opera. Se le criticità aumentano è chiaro che le Olimpiadi diventano sempre più un sogno, ma gli stessi Mondiali ne soffrirebbero».

C’è l’ha con gli ambientalisti?

«No. Con tutti coloro a cui, sul territorio, non sembra andar bene proprio nulla. Se dimostriamo di riuscire a fare squadra e portare a casa dei campionati organizzati bene, attrezzati delle infrastrutture necessarie, potremmo ambire ad altri obiettivi, le Olimpiadi comprese».

Perché voi imprenditori ci tenete così tanto a questi eventi?

«Siamo in una fase di ripresa, l’unico settore che ancora non reagisce a sufficienza è l’edilizia. Cortina 2021 potrebbe essere un bel drive se si chiudono gli investimenti programmati; una ricaduta sul territorio positiva dovrà esserci anche per l’edilizia».

In vista delle elezioni, dall’assise di Verona Confindustria ha lanciato messaggi importanti. Non vi siete limitati a battere cassa… «No, no. Noi da Belluno abbiamo molto insistito sulla necessità di attrezzare il territorio delle necessarie infrastrutture».

A partire da che cosa?

«Dalla banda larga, le strade, il treno, lo sbocco a nord. Abbiamo un’infrastruttura stradale che rispetto alle altre province è carente. Spingiamo molto sulle infrastrutture perché il depauperamento della montagna viene fermato se creiamo le condizioni per gli investimenti, la manifattura, il turismo».

Ci sono imprenditori nel Bellunese che hanno minacciato di fare le valige con le aziende se continuano a non trovare la convenienza di restare?

«Certo. C’è chi punta alla Carinzia, alla Slovenia, alla Serbia, senza andare troppo lontano».

È la banda larga la vostra priorità?

«Non solo. Anche la ferrovia. Sembra sia stata deliberata l’elettrificazione del treno fino a Calalzo, propedeutica al passaggio del treno fino alla Val Pusteria. L’importante è avere uno sbocco importante a Nord ed una chiusura dell’anello delle Dolomiti».

I tempi saranno ancora lunghi.

«Ma se mai non si comincia... Noi vorremmo che il treno non fosse solo passeggeri ma anche attrezzato per il trasporto delle merci. Intanto, comunque, sollecitiamo che si facciano gli investimenti sull’Alemagna».

Ha il timore che l’Anas sia costretta a rinunciarvi?

«Speriamo che qualche bastian contrario la smetta di mettere i bastoni fra le ruote e che si facciano queste benedette varianti, perché non è possibile che una strada statale passi per il centro cittadino. A Tai, piuttosto che altrove, in qualsiasi posto si presenta una variante cominciano a nascere i Comitati civici di 4 gatti che magari dicono “no, non va bene” perché le opere passano sul loro terreno. Purtroppo c’è una legislazione che non agevola il bene comune. Interventi strategici vengono bloccati per poca gente».

Scommettiamo che voi imprenditori preferireste il prosieguo dell’A27.

«L’autostrada? Siamo i primi ad averla proposta. Quando ancora non si pensava di fare la Venezia-Monaco noi avevamo proposto l’autostrada fino a Pieve di Cadore, poi di passare per il Mauria e unirsi a Tolmezzo in modo avere uno sbocco per i nostri territori a nord. Avessimo completato la Venezia-Monaco 50 anni fa ci sarebbe stato uno sviluppo del Bellunese incredibile».

Siete delusi per quanto riguarda la banda larga?

«Avevano detto che doveva essere pronta entro il 2018 e stiamo ancora aspettando. Arriva a spizzichi e bocconi ed è chiaro che nelle zone in cui non c’è non si possono fare implementazioni nel “4.0” per cui uno deve spostarsi là dove ci sono questi collegamenti».

Siete preoccupati di quanto (non) accadrà dopo il 4 marzo?

«Il Governo in qualche maniera lo faranno. Se non fanno un esecutivo politico, ne faranno uno tecnico. L’importante è che tutti si mettano a implementare le infrastrutture perché siamo indietro rispetto all’Europa e stiamo perdendo competitività. Adesso che c’è un po’ di ripresa bisogna cavalcarla perché altrimenti la ripresa la fanno le aziende negli altri Paesi dove le infrastrutture sono più avanti».

Soddisfatti delle relazioni industriali che in provincia accompagnano la ripresa?

«Le relazioni industriali sono positive. A Belluno tutti i problemi che ci sono mi pare si stiano affrontando con il sindacato senza contrapposizioni e con collaborazione».

Avanti tutta, dunque, con il welfare aziendale?

«Anche noi come Confidustria Belluno abbiamo fatto un accordo per dare ai nostri associati il welfare aziendale, a quelli che vogliono e possono intraprendere questa strada. Ci siamo appoggiati a delle piattaforme nazionali o quantomeno interregionali che possono dare dei servizi a valore aggiunto molto alto. La Luxottica tra l’altro aveva intrapreso questa strada ancor prima che il legislatore avesse normato questa cosa qui e adesso hanno seguito tante aziende e vediamo il vantaggio».

A proposito di Luxottica, in qualche misura vi preoccupa l’arrivo dei francesi?

«Macché, è un’opportunità. Credo che Luxottica con il suo patron Del Vecchio, fra i più illuminati, stia facendo dei passi importanti per il suo consolidamento. Anche in provincia. Del Vecchio ha costruito capannoni, assunzioni, continua a crescere».

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