Il sindaco lancia l’Sos per i lupi a Livinallongo

Grones teme in particolar modo per il periodo imminente della monticazione. «Non è più come 100 anni fa: ora sanno che l’uomo non è pericoloso per loro»

LIVINALLONGO. «Prego, signori lupi, se volete accomodarvi a lato strada». Un automobilista che si recava a Cherz, la frazione a nemmeno 4 chilometri dal capoluogo, ha dovuto fermarsi sulla carreggiata: i lupi davanti a lui non si decidevano infatti di spostarsi perché troppo alte erano le barriere di neve lato strada.

Altro incontro sulla strada regionale 48 delle Dolomiti, poco distante da Arabba. Un automobilista ha visto scendere dal versante un esemplare per nulla intimidito. «Ormai questi animali si affacciano alle case dell’immediata periferia e se trovano un animale non hanno nessun riguardo ad ucciderlo e a banchettare sul posto – protesta il sindaco di Livinallongo Leandro Grones – abbandonando gli scheletri. È mai possibile che con 6 milioni e 100 mila euro del progetto “Life Wolfalps” non si trovi qualche soldo per occultare i resti dei lauti pasti a spese dei caprioli?».



Una femmina di capriolo è stata intercettata, sostanzialmente divorata, a 100 metri dalle case di Salesei di sotto. Il branco di lupi, da tempo presente a Livinallongo, con frequenza preoccupante si avvicina senza timori di sorta alle case, alla ricerca di cibo in questi giorni di neve ancora abbondante. «La gente ha paura a fare una passeggiata nel bosco, ma anche solo a raggiungere la propria abitazione di notte, laddove il parcheggio della macchina dista magari centinaia di metri – testimonia il sindaco, subissato di telefonate – a Salesei alla sera non gira più nessuno dalla paura. In 10 giorni i lupi li hanno visti ben quattro volte anche a 5 metri dalle abitazioni. Questi animali saranno anche buoni per la biodiversità, ma costituiscono un serio problema per la popolazione e quindi per lo stesso vivere in montagna». Grones racconta che alle martellanti informazioni “tecniche” che i lupi sono timorosi dell’uomo e quindi per lui innocui, non crede più nessuno. «Il lupo oggi si avvicina all’uomo perché non ha nulla da temere. Sappiamo che sono dei micidiali quanto astuti predatori, che però oggi hanno la piena consapevolezza che l’uomo non è pericoloso per loro, mentre lo era 100 anni fa: ciò comporta, in aggiunta, il rischio che qualche singolo lupo, sulla base di esperienze proprie, diventi confidente nei confronti dell’uomo e quindi potenzialmente pericoloso». La preoccupazione riguarda il futuro, quando tra qualche mese si riprenderà l’ancestrale rito della monticazione e, ad avviso del sindaco, sarà una carneficina.



L’esponenziale quanto improvvisa comparsa del predatore ai piedi del Col di Lana a partire dal febbraio 2017 «non può essere frettolosamente bollata come una naturale colonizzazione di nuovi territori morfologicamente adatti alla specie». La verità è che questi carnivori stanno creando molta apprensione tra la popolazione e quindi è necessario quanto urgente – secondo Grones – che gli enti preposti prendano in seria considerazione il problema prima che sia troppo tardi, anche creando condizioni normative che consentano di determinare un numero-soglia di branchi o di individui che costituisca il contributo che le Alpi debbano fornire alla biodiversità, prevedendo adeguati interventi sugli individui in soprannumero, nel caso in cui si dimostrino pericolosi o in conflitto con le attività umane.
 

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