Alta la disparità di reddito tra uomini e donne

La denuncia della segretaria della Cisl, Cinzia Bonan: «I primi percepiscono oltre 25 mila euro, il sesso debole solo 15 mila». Roffaré: «Serve un riequilibrio»

BELLUNO. Resto ancora alto in provincia di Belluno lo squilibrio tra i redditi degli uomini e quelli delle donne. Mentre la maggior parte dei primi incamera in media all’anno oltre 25 mila euro, per il sesso debole la media massima si ferma sui 15 mila euro. Sono questi alcuni dei numeri dell’indagine condotta dalla Cisl di Treviso Belluno su circa 20 mila redditi elaborati dai Caf del sindacato nel 2017, di cui ha parlato anche la segretaria generale provinciale, Cinzia Bonan all’incontro organizzato dalla Cisl proprio sul tema della donna in vista della giornata dell’8 marzo.

«Le motivazioni alla base di una retribuzione inferiore vanno individuate nel fatto che le donne spesso seguono un orario di lavoro ridotto per accudire la famiglia, i figli e i genitori anziani. Ma questo significa non solo redditi, ma anche pensioni minori».


Che esista una discriminazione di fondo sul posto di lavoro tra i sessi lo ha ribadito il segretario aggiunto della Cisl, Rudy Roffarè che ha aggiunto: «La donna, oggi, resta ancora confinata nel lavoro di cura, mentre per gli uomini si apre la possibilità di fare carriera. Oggi uno dei compiti del sindacato è quello di cercare di ottenere, tramite la contrattazione integrativa, degli accordi che possano venire incontro al bisogno di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro da parte dei lavoratori in generale e in particolare da parte delle donne. Donne che spesso sono fatte oggetto anche di molestie e per evitare questo abbiamo siglato un protocollo di intesa con la Consigliera provinciale di parità».

Ecco quindi il ricorso a sistemi come lo smart working, il part-time, la flessibilità, tutti interventi per favorire la conciliazione fra vita professionale e impegni familiari che si stanno diffondendo sempre di più in provincia di Belluno. «Anzi, questo territorio per certi versi è stato l’antesignano, forse perché con la diffusione dell’occhialeria la predominanza della forza lavoro è femminile», dice Roffarè.

Ed ecco quindi che sono già stati redatti e sottoscritti diversi accordi aziendali negli ultimi anni che vanno in questa direzione, sostenuti anche dagli sgravi contributivi ai datori di lavoro che nei contratti collettivi aziendali e di secondo livello prevedano interventi a favore della conciliazione tra vita professionale e vita privata dei propri lavoratori.

«Gli accordi di conciliazione sono stati siglati alla Marcolin», precisa Milena Cesca della Femca Cisl, «prevedendo flessibilità in entrata e in uscita e il rimborso delle spese per i figli, oltre al “maggiordomo” aziendale. Poi abbiamo firmato alla Fedon e alla Marchon per il part time, la flessibilità e lo smart working. Adesso stiamo lavorando con Unifarco e con la De Rigo Vision. E con quest’ultima azienda abbiamo iniziato in questi giorni la discussione per la ridefinizione del contratto integrativo al cui interno abbiamo inserito anche interventi di conciliazione vita-lavoro. Vedremo, alla fine, quali di queste richieste saranno, poi, effettivamente, accolte».

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