Digestato nei campi «Veneto Agricoltura studiava l’idea»

Processo a De Biasi, la difesa chiama a parlare i tecnici Nel mirino della Procura lo sversamento avvenuto a Mel 

MEL. Una «sfida a livello mondiale» che vedeva in prima fila l’impianto del Maserot, a Santa Giustina, grazie ad una sperimentazione di Dolomiti Ambiente e Veneto Agricoltura. Era coinvolta anche l’Università degli studi di Padova ma l’innovativo progetto che prevedeva di utilizzare il digestato liquido (un sottoprodotto derivante dal trattamento dei rifiuti solidi urbani) per fertilizzare i campi ieri non è stato protagonista in un’aula di ateneo, bensì di tribunale.

A spiegare la genesi e i risultati di quella sperimentazione è stato Lorenzo Furlan, dirigente responsabile del settore Ricerca di Veneto Agricoltura. Furlan è stato chiamato a testimoniare di fronte al giudice del tribunale di Belluno Angela Feletto nell’ambito del processo che vede imputato l’ex presidente di Dolomiti Ambiente Giuseppe De Biasi. È accusato di traffico illecito di rifiuti, un reato che avrebbe compiuto in concorso con Bruno Marcon, imprenditore di Maser e presidente della Zatta srl di Feltre, Denis Rech, dipendente della ditta, e di Giuseppe Varotto, imprenditore agricolo. Un’accusa pesante che arriva direttamente da Venezia: secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, competente in materia di reati ambientali, oltre 6 mila tonnellate di digestato liquido proveniente dal trattamento del rifiuto organico urbano sarebbero stati smaltiti in modo irregolare nei campi di un’azienda agricola a Mel nel periodo tra il 2012 e il 2013.


Una vicenda complessa che vede come parte civile la Provincia di Belluno. L’udienza di ieri si è aperta proprio con un testimone chiamato dalla parte civile mentre la difesa De Biasi (affidata a Ferdinando Coppa) ha puntato sulle testimonianze di alcuni tecnici, tra cui anche Furlan. «La chiusura del ciclo delle sostanze organiche è una sfida a livello mondiale» ha spiegato in aula, «il problema è la perdita di fertilità dei terreni perché al giorno d’oggi la sostanza organica non torna in campo con le deiezioni. Da qui l’interesse per il digestato. Abbiamo fatto un protocollo di ricerca coinvolgendo anche l’Università di Padova. Il progetto prevedeva una fase di laboratorio e i risultati mostravano come nella fase iniziale le performance del digestato fossero buone. Eravamo ormai prossimi alla registrazione al ministero che però non avvenne a causa della morte del professionista che aveva questo incarico e del cambio di presidenza a Dolomiti Ambiente. Ma quei dati sono lì, a disposizione, e sono un patrimonio per l’Europa».

Una prassi, quella di usare il digestato per fertilizzare i campi, che secondo la testimonianza di un altro tecnico è comune in Germania e Austria. Ma non in Italia, dove è considerato un rifiuto e come tale va trattato.

Nel corso della lunga udienza sono stati sentiti anche dipendenti della Zatta srl e della Marcon di Maser. Particolare attenzione da parte dell’avvocato Leonardo Zanco (difesa Marcon) alle modalità di organizzazione del lavoro all’interno della ditta, che secondo l’accusa avrebbe fornito i mezzi per trasportare il digestato.

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