Addio a Vendramini cantore della nostra storia

Lo storico si è sentito male durante la presentazione del suo ultimo libro Aveva 85 anni, ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca. Domani il funerale

BELLUNO. Se n’è andato raccontando. Parlando del suo ultimo libro, della storia della città. Cercando di trasmettere, come aveva fatto per tutta la vita, la passione per la ricerca, per la storia locale, indagate scientificamente ma con quell’amore per la propria terra che rendeva tutti i suoi lavori delicati ma allo stesso tempo profondi e carichi di significato. Ferruccio Vendramini è morto venerdì sera all’ospedale di Belluno. Si era sentito poco bene in Sala Bianchi, durante la presentazione del suo libro, “La scuola a Belluno nel Novecento - L’esperienza di Antonio Pastorello, direttore didattico dal 1904 al 1926”. All’improvviso ha faticato a concludere le frasi, a ordinare i pensieri. È rimasto silenzioso, fino alla conclusione della serata. In sala c’erano anche i due figli, Paolo e Marco, che lo hanno portato in ospedale. Mentre i medici si prendevano cura di lui si è aggravato ed è spirato.

Ferruccio Vendramini era un uomo di cultura. Ricercatore attento, ha dedicato la vita a ricostruire la storia della città, analizzata sempre con un approccio scientifico e attento, ma non per questo meno capace di trasmettere emozioni. Insegnava alle elementari, prima a Cortina e poi a Belluno, quando è stato fondato l’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea ne è stato il direttore, per anni. Era anche giornalista: quando Tina Merlin si trasferì a Budapest prese il suo posto come corrispondente locale su L’Unità. Amava la storia, la cultura, la musica: era un eccellente violinista e suonava anche il sassofono. Era un uomo affabile, gentile, sempre disponibile a dare consigli costruttivi.


La sua bibliografia è vastissima. Venerdì sera in sala Bianchi stava presentando il suo lavoro sulla scuola bellunese dei primi anni del Novecento. «Ad un certo punto non è più riuscito a parlare», racconta Ermano De Col, che era seduto con lui al tavolo dei relatori. «Si è ammutolito ma è rimasto al suo posto, tranquillo, fino al termine della serata. Sembrava un piccolo malessere, mai avremmo pensato che la sua vita fosse giunta al termine».

Ieri mattina la notizia della sua scomparsa ha fatto rapidamente il giro di tutta la provincia. Innumerevoli i messaggi di cordoglio giunti alla famiglia e pubblicati online. «Un uomo di cultura, che da maestro elementare ha fatto crescere generazioni di bellunesi, un uomo di storia, di giornalismo: lascerà un vuoto», lo ricorda Assostampa Belluno.

Commosso il ricordo di Oscar De Bona, presidente dell’associazione Bellunesi nel mondo: «Abbiamo perso una delle colonne portanti della cultura bellunese», afferma. Ferruccio Vendramini è stato uno degli estensori del libro sulla storia della provincia di Belluno, realizzato in tre tomi e pubblicato quando De Bona era presidente a Palazzo Piloni. Tutte le sue pubblicazioni sulle vicende del Bellunese sono state recensite dall’Abm attraverso la rivista “Bellunesi nel mondo”. «Nella nostra Biblioteca delle migrazioni è presente una sezione “Storia locale” in cui sono presenti tutti i libri di Ferruccio. Sono e saranno strumenti importanti per i nostri studenti, ma anche per i discendenti bellunesi che verranno a studiare e riscoprire le proprie radici. Lo potranno fare grazie agli studi di Ferruccio Vendramini».

«Ci lascia una grande eredità», aggiunge Renato Bressan, segretario dello Spi Cgil. «Non si tratta solo dei numerosi libri sempre illuminanti, dei suoi saggi, delle sue riflessioni mai banali, ma della sua sobrietà, disponibilità, capacità di ascolto e rispetto per le opinioni diverse». Per lo Spi Vendramini aveva scritto la presentazione del libro su Ilario Venturoli. «Lavoro che, come sempre, ha svolto con cura e precisione storica», conclude Bressan. Il libro sarà presentato a settembre. «Ci sembra il modo migliore per dire che Ferruccio non ci ha lasciato».

Il funerale sarà celebrato domani alle 15 nella chiesa di Don Bosco. Tutte le offerte saranno devolute all’Isbrec.

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