Maestro elementare eccellente violinista ha diretto l’Isbrec

BELLUNO. Ottantacinque anni, maestro in pensione, storico, scrittore, giornalista. Ferruccio Vendramini era un uomo di cultura, che amava e che invogliava anche i più giovani ad amare. Nato il 15...

BELLUNO. Ottantacinque anni, maestro in pensione, storico, scrittore, giornalista. Ferruccio Vendramini era un uomo di cultura, che amava e che invogliava anche i più giovani ad amare. Nato il 15 marzo 1933, ha insegnato a Cortina e poi alle scuole elementari di Quartier Cadore, a Belluno. Divenuto direttore dell’Isbrec, l’Istituto storico bellunese della Resistenza e dell’età contemporanea (è stato il primo a ricoprire questo incarico), ha ottenuto il distacco e così ha concluso la sua carriera lavorativa. Ma tutta la vita di Ferruccio Vendramini è stata dedicata all’insegnamento. Alla trasmissione di quella curiosità che anima chi si occupa di ricerca. Insegnava, Vendramini, ai giovani e agli adulti. Comunicava loro la passione per la storia, ma anche per la musica. Era, infatti, anche un eccellente violinista e sassofonista. Sposato con Elena Fiabane, aveva due figli, Paolo (sindaco di Ponte) e Marco, e numerosi nipoti.

Nel 1980 ha fondato la rivista dell’Isbrec “Protagonisti”. Elencare tutte le sue pubblicazioni sarebbe impossibile: ha scritto libri, articoli, saggi, sulla storia locale, spaziando con le sue ricerche dal 1500 alla seconda Guerra Mondiale, con particolare attenzione ai fatti della Resistenza. Si è occupato del Vajont, ha ricostruito la storia di Longarone ante 1963 (tant’è che il Comune gli ha riservato il Premio Longarone, nel 2012), ha raccontato la storia delle nascite in montagna fra Ottocento e Novecento, ha tracciato il ritratto di alcune personalità legate al mondo della scuola bellunese. Per anni ha fatto il corrispondente locale per il quotidiano L’Unità.


Nel 1994 il Comune di Belluno gli ha assegnato il Premio San Martino. Negli anni ’60 è stato anche consigliere provinciale, eletto con il Pci nel collegio di Ponte nelle Alpi. Il suo impegno nella ricerca e nella scrittura è proseguito fino al giorno in cui è scomparso: proprio venerdì, infatti, era in Sala Bianchi a presentare “La scuola a Belluno nel Novecento - L’esperienza di Antonio Pastorello, direttore didattico dal 1904 al 1926”. (a.f.)

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