Estate difficile sui sentieri della Schiara

Inaccessibile per frana il percorso che porta da Case Bortot al Rifugio Settimo Alpini: serviranno mesi e soldi per riaprirlo

BELLUNO. Il sentiero che porta al rifugio Settimo Alpini sarà chiuso almeno per una parte della stagione estiva. Una frana caduta nelle scorse settimane lo ha reso impraticabile e gli interventi necessari per il suo ripristino sono impegnativi, anche dal lato economico: si parla di 40 mila euro. Il punto è stato fatto nel corso di una riunione che si è tenuta lunedì sera, prima a Palazzo Rosso e poi in Unione Montana. Presenti Cai Belluno, Unione Montana Bellunese, Comune, Soccorso Alpino, Comitato usi civici di Bolzano Bellunese e Vezzano.

«Il problema è serio», spiega Sergio Chiappin, presidente della sezione di Belluno del Cai, proprietaria del rifugio che sorge in località Pilon, ai piedi delle pendici sud del Monte Schiara, a 1.502 metri. «Si è verificato il distacco di una massa rocciosa a monte, che ha coinvolto il sentiero 506 che porta a Forcella Monpiana e il 501, che da Case Bortot arriva al Settimo. La situazione è più grave proprio lungo il tracciato 501, perché le rocce hanno abbattuto degli alberi, appena dopo l’area del Bus del Buson. Il sentiero è distrutto e impraticabile».


Per la sistemazione del sentiero 506 interverrà il Cai. Ma per il 501 la situazione è più complessa. E a preoccupare sono anche gli aspetti legati al turismo. «Si tratta del percorso che conduce in centro città coloro che percorrono l’Alta Via», sottolinea Chiappin. «Il Settimo, dal canto suo, è proprio la tappa finale dell’Alta Via n.1 e diventa anche punto di ristoro per molti escursionisti che fanno il viaggio Monaco-Venezia a piedi».

Per arrivare al rifugio c’è un’alternativa: la strada delle gallerie, partendo dal Col di Roanza. Un percorso che sarà sistemato dall’Unione Montana, per dare la possibilità a turisti e residenti di raggiungere comunque il Settimo. Ma è una soluzione tampone, anche perché nell’area del Col di Roanza non c’è un numero adeguato di parcheggi. «Interverremo con le risorse che derivano dalla gestione del patrimonio silvo-pastorale», fa presente Orlando Dal Farra, presidente dell’Unione (ente che a breve sarà anche al lavoro in Val Medone). «Si tratta di asportare del materiale e di fare qualche lavoro di pulizia. Concluderemo il tutto entro fine aprile. Dal 1° maggio si potrà quindi utilizzare il sentiero alternativo. Questo è fondamentale, visto che il turismo di alta montagna presenta già delle difficoltà».

Per quanto riguarda la frana lungo il 501, sarà in primis necessario portar via tutti i detriti, per poi procedere con la sistemazione del sentiero e dei muri di sostegno. Il problema più grosso sta nel trovare i 40 mila euro necessari (25 mila per i lavori veri e propri e il restante per il disgaggio). Il Comitato usi civici, lunedì sera, ha annunciato che metterà 4-5 mila euro. Ma non basta. Dovrà quindi intervenire il Comune. «La cifra è consistente», precisa Lucia Olivotto, vice sindaco e assessore al bilancio. «Si tratta di spese in conto capitale e non possiamo dire quando questa cifra sarà disponibile. Ci mettiamo comunque subito al lavoro per riuscire a recuperarla».

«La Protezione civile potrebbe intervenire con delle microcariche per ridurre in piccole parti i massi, riducendo i costi complessivi», commenta Dal Farra. «I lavori saranno comunque impegnativi e riguarderanno anche la parte iniziale del sentiero, per rendere più agevole l’accesso all’area della frana». Fintanto che non saranno trovate le risorse, però, non si potrà partire e il sentiero resterà chiuso. «Questa situazione farà sì che, con la bella stagione, il turismo si sposti altrove, con gravi danni per tutta la zona di Bolzano Bellunese e per la città», dice preoccupato Roberto De Moliner, del Comitato usi civici, che tra pochi giorni sarà in assemblea e andrà a parlare anche di questa delicata questione. «Perdere anche una sola estate sarebbe gravissimo per tutta la zona della Schiara».

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