Ventitrè percorsi per una montagna a misura di disabile

La Fondazione amplia la lista delle strade mappate mentre la Dmo punta a inserire le Prealpi e i laghi bellunesi

CORTINA. Oggi a Cortina si riunirà la cabina di regia del progetto Gate, coordinata dalla Fondazione Dolomiti Unesco. «Cominceremo a definire le opportunità, anche tecnologiche», anticipa Marcella Morandini, segretaria generale, «per rendere le Dolomiti inclusive, cioè accessibili ad ogni portatore di handicap».

Un progetto che avrà tre anni di sviluppo e nel quale sono coinvolti, oltre alla Fondazione, numerosi partner, come la Cooperativa sociale Independent L, il Comune di Santorso, il Cai Alpago, l’università di Innsbruck e Salzburg Research. Il programma, infatti, è finanziato dal Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e Interreg V A Italia-Austria 2014-2020.

Con il progetto “Dolomiti accessibili” la Fondazione ha già imboccato con convinzione la strada dell’inclusione e dell’accessibilità anche alle persone con disabilità. Sono già 23 i sentieri aperti a chi ha difficoltà motorie, dieci sono nella provincia di Belluno: «Le Dolomiti Unesco sono un patrimonio naturale unico al mondo», sototlinea la segretaria Marcella Morandini. «Sono inoltre montagne particolarmente accessibili: la loro origine e conformazione – l’essere solcate da un fitto reticolo di valli – permette di avvicinarsi alle vette più che in qualsiasi altro contesto montano».

Anche il direttore della Dmo Giuliano Vantaggi ha appoggiato questo progetto e ora guarda avanti: «Come Dmo», aggiunge Vantaggi, «stiamo cercando di dare vita al prodotto “Provincia di Belluno accessibile”, unendo i percorsi già mappati delle Dolomiti con quelli prealpini e dei laghi, come Santa Croce, Misurina e Corlo».

Fondamentale il lavoro fatto dall’Assi, l’associazione di Oscar De Pellegrin. È nata nella sede di Sedico l’idea di rendere le Dolomiti patrimonio di tutti. Persone con disabilità comprese. «Questo progetto è nato un anno e mezzo fa», racconta De Pellegrin. «Abbiamo iniziato a collaborare con la Fondazione Dolomiti Unesco e lo stesso hanno fatto le associazioni come la nostra che ci sono in Trentino e in Friuli. Ciascuna ha provveduto a mappare il territorio, individuando anche quali mezzi sono adatti per percorrere i sentieri».

In alcuni è sufficiente la carrozzina, per altri percorsi serve il ruotino, per altri ancora lo zoom camp, mezzo con quattro ruote motrici che permette di arrivare fino alla Forcella Lavaredo. Per dirne una. Ora l’obiettivo è trovare le risorse per acquistare alcuni di questi mezzi, darli in gestione ai rifugi e permettere così alle persone con disabilità di noleggiarli. Allo studio anche l’idea di organizzare una scuola per imparare a usare lo zoom camp.

Ma nell’immediato futuro c’è anche la mappatura di altri dieci sentieri, da parte dell’Assi. «Grazie a questo progetto le Dolomiti sono davvero patrimonio di tutti», conclude Oscar De Pellegrin. «Andare sulla forcella Lavaredo ci ha fatto provare un senso di libertà enorme».

Tornando al progetto, la prima fase è consistita in una call, aperta a tutti i conoscitori del territorio dolomitico, per la raccolta di segnalazioni di itinerari adatti a essere percorsi da persone con limitate capacità motorie. Sulla base delle segnalazioni è stata elaborata una banca dati, continuamente aggiornata, estesa a tutte le Dolomiti Unesco, per mezzo della quale è stata realizzata una mappa interattiva degli itinerari accessibili (è consultabile nel sito www.visitdolomites.com).

Ogni itinerario è accompagnato da una scheda, completa di tutte le informazioni utili per programmare un’escursione secondo le proprie capacità. La seconda fase del progetto è consistita nella formazione di figure professionali esperte nell’accompagnamento di persone con disabilità.

(ha collaborato Alessia Forzin)
 

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