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Spopolamento nel Bellunese: i residenti se ne vanno e le imprese chiudono

Analisi drammatica della Cgia di Mestre: la provincia è destinata a sparire se non ci sarà un’azione incisiva per invertire la curva dello spopolamento

di Alessia Forzin
2 minuti di lettura




Siamo stati la provincia più penalizzata dai tagli, dopo Isernia: le manovre sono quantificabili in 126 euro in meno per ciascun bellunese. Anche i Comuni sono stati chiamati ad aiutare lo Stato a risanare i suoi conti, per 27,5 milioni di euro. Sommando i contributi richiesti agli enti locali si arriva a 53,5 milioni di euro, come dire -260 euro per ciascun bellunese. A Sondrio il taglio è stato di 211 euro per abitante, a Verbano Cusio Ossola di 206. Fra il 2012 e il 2015 i trasferimenti dallo Stato sono diminuiti del 27%, quelli regionali sono aumentati del 22%. Nel triennio 2016-2018 si registra un’erosione ai trasferimenti del 5%, sia a livello statale che regionale.

Valfredda in uno scatto di Igor Mattia 


Per garantire la gestione dei servizi e, soprattutto, quel cambio di rotta che darebbe una prospettiva di sviluppo del territorio, la Provincia di Belluno avrebbe bisogno di 30 milioni di euro in più. Sono chiare, anche se fanno gelare il sangue nelle vene, le conclusioni dello studio della Cgia di Mestre. «Le preoccupazioni che avevamo sono state confermate», ha commentato il presidente della Provincia Roberto Padrin.

«Ora dobbiamo decidere quale strada percorrere» continua il presidente della Provincia, «la partita è complessa e va giocata sia al tavolo regionale che statale. È il momento di fare scelte coraggiose per dare un futuro alla nostra provincia. Abbiamo finalmente la fotografia della situazione, i dati sono drammatici ma innegabili. Lavoriamo tutti assieme, facciamo squadra con tutti gli enti che operano sul territorio e guardiamo avanti, facendo proposte concrete per dare una prospettiva al Bellunese».

Il segretario della Cgia, Renato Mason, una via l’ha indicata: allearsi con altri territori di montagna, perché non esiste un problema Belluno. O meglio, esiste, ma al tavolo delle trattative è difficile farlo valere. Esiste, invece, e va assolutamente considerato, un «problema montagna», come l’ha definito Mason. «Ma in pianura non sono consapevoli di questa situazione», ha avvertito. «Spetta a voi far passare il messaggio corretto. E non pensiate di andare al tavolo delle trattative rivendicando risorse. Così sarete perdenti. A quel tavolo dovete esserci, ma spiegando che il problema montagna riguarda tutti e che nell’ambito della programmazione economica vanno stanziate risorse per la montagna. Alleatevi con altri territori». Parole secche, dritte al cuore della questione, com’è nello stile di Mason. 

E l’autonomia? Per il centro studi mestrino non è affatto la panacea di tutti i mali. Anzi. È scritto nell’introduzione del rapporto: «L’autonomia rappresenta certamente un percorso necessario per risollevare il Bellunese, ma non è sufficiente a cambiarne le sorti. Serve un cambio di paradigma, una prospettiva diversa e orientata alla creazione di condizioni per favorire lo sviluppo ed evitare lo spopolamento, unitamente a nuove risorse». Eccolo, il nodo. I soldi. Quei 51 milioni di cui la Provincia avrebbe bisogno. 

Speciale a cura di Alessia Forzin e Valentina Voi

 

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