Assemblea dell’Abm: il 25% dei bellunesi risiede in Paesi stranieri

C’è un ritorno sulle rotte migratorie di un tempo come Svizzera e terre arabe.  Il presidente De Bona chiede la modifica della legge elettorale sul quorum 

BELLUNO. Nell’ultimo triennio sono emigrati in Svizzera ben 100 mila italiani (la comunità italiana è passata infatti da 527mila a 627 mila). Di questi molti sono bellunesi che sempre di più scelgono come Paesi per trovare lavoro e costruirsi un futuro, il Regno Unito, la Germania, la Russia e i paesi arabi emergenti quali Dubai. Praticamente il 25% della popolazione bellunese è emigrata.

«Soprattutto i Paesi arabi ci stanno facendo una concorrenza incredibile per quanto riguarda alcune figure specialistiche come i medici. Molti dei nostri laureati in medicina sono richiesti in quei Paesi, allettati da stipendi importanti», sottolinea il presidente dei Bellunesi nel mondo, Oscar De Bona. Quasi un ritorno alle vecchie rotte migratorie del dopoguerra, anche se oggi, diversamente da allora, i bellunesi non vanno a lavorare nelle miniere, ma i loro impieghi sono molto più qualificanti.



Il dato incontrovertibile è comunque l’emorragia di giovani, tema su cui si è focalizzata la riflessione dell’assemblea annuale dell’Associazione Bellunesi nel mondo svoltasi ieri nella sede della Camera di commercio a Belluno. Un’assemblea partecipata che ha evidenziato questa perdita importante di ragazzi (1.300 negli ultimi anni) che cercano una maggiore realizzazione di sé all’estero.

E se ormai si parla di spopolamento, (1800 bellunesi in meno a biennio), un dato deve far riflettere: se oggi si contano 204 mila abitanti nel Bellunese, 51 mila di questi sono iscritti all’Aire. Quindi, in realtà, a risiedere in provincia sono meno di 150 mila bellunesi. Un dato che deve dare la spinta per mettere in atto azioni significative per frenare questo fuggi fuggi generale.

«È necessario considerare l’opportunità di redigere una legge che, come in Friuli, tolga dal quorum dei votanti gli iscritti all’albo dei residenti all’estero», ha precisato il presidente. «Sarebbe importante anche rivedere le modalità di voto all’estero e prevedere la possibilità di uniformare i sussidi per consentire non solo agli elettori trentini residenti all’estero, di avere il rimborso del biglietto aereo o del treno necessari per tornare nella casa di origine per votare. Inoltre», ha proseguito De Bona, «si dovrebbe modificare la legge sulla cittadinanza, il cui impianto è del 1911 e introdurre dei correttivi e delle norme adeguate per quelli che vogliono ottenere la doppia cittadinanza. Ad esempio introducendo un test di conoscenza dell’italiano, come minimo».

Nonostante questa “diffusione” di bellunesi all’estero, resta in tutti, soprattutto nei giovani, la voglia di fare comunità. Perciò quest’anno è stata riconosciuta una nuova famiglia di Abm a Cocal do Sul in Brasile: «Ci è pervenuta la richiesta per costituirne una nel Regno Unito dove c’è una comunità di 52 bellunesi, mentre un nucleo c’è a Roma. E con l’aiuto dell’onorevole Osnato contiamo di ricostruire la storica famiglia Abm di Milano», ha detto De Bona.

Il problema dello spopolamento è stato sottolineato anche dall’assessore comunale Marco Perale. «Come questa provincia un tempo si è risollevata tramite le rimesse, cioè i soldi che arrivavano dai nostri emigranti, così adesso, di fronte a una emigrazione più light dove non c’è una rottura definitiva con il paese di origine, dobbiamo lavorare perché i ragazzi tornino a casa, ma soprattutto tornino le loro idee». Della necessità di puntare sulle peculiarità e le tradizioni del Bellunese ha parlato Matteo Bortolin in un video messaggio fatto recapitare per l’occasione. Il giovane, trasferitosi a Barcellona è ideatore di un’azienda di abbigliamento.

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