Anziani, arriva la badante di quartiere

Lo Spi Cgil di Belluno e del Veneto chiedono di istituire un registro degli over 65 soli. Tra i progetti anche l’assistente serale

BELLUNO. Creare un registro degli anziani soli, adeguare alle esigenze della terza età il patrimonio urbanistico, e avviare l’assistenza serale e il badante di quartiere.

Sono alcuni dei progetti che lo Spi Cgil a livello provinciale e regionale intende mettere in campo per gli over 65. «Si tratta spesso di persone che vivono da sole in abitazioni troppo grandi e spesso fatiscenti, che stanno a lungo isolati, senza che nessuno li contatti, rischiando di avere incidenti domestici a volte fatali. Anche nel Bellunese i problemi legati agli anziani, spesso dimenticati da familiari e parenti, si moltiplicano, creando situazioni drammatiche», dice Renato Bressan, segretario dei pensionati della Cgil.


In provincia, secondo i dati dello Spi Veneto, gli over 65 sono circa 53mila (52.747) - oltre un quarto della popolazione (25,8 %) - e il loro numero è in continua crescita (+12% negli ultimi 10 anni). «Un vero e proprio esercito che include una rilevante quantità di anziani soli, la più massiccia di tutta la regione. Sono loro la parte più fragile della società, rappresentata per lo più da donne. In valore assoluto gli anziani soli nel 2017 sono 22.570, un terzo uomini e due terzi donne».

In continuo aumento anche gli ultraottantenni, passati dai 14.093 del 2007 ai 15.586 del 2017 con una crescita del 12,5%. Un boom registra anche il numero degli over 80 maschi (+ 31%). Mentre, come nel resto d’Italia, i nuovi nati sono in calo, dai 1.722 del 2007 ai 1.299 del 2017 (-24,6%). Per quanto riguarda i singoli comuni quello con la percentuale più alta di anziani è Cibiana con il 51,9% di over 65 rispetto alla popolazione residente, mentre è Sedico ad avere la percentuale più bassa di over 65 in confronto agli abitanti (21,4%).

Lo Spi di Belluno e del Veneto lancia per questa provincia una serie di proposte rivolte alla Regione per cominciare a progettare le città a misura di anziani. Si tratta di puntare soprattutto sulla rigenerazione urbana ed edilizia, partendo da ciò che già esiste e adattandolo alle esigenze di una popolazione che invecchia. In particolare il sindacato propone di intervenire su un patrimonio immobiliare vetusto, composto da edifici realizzati prima degli anni Settanta e quasi tutti senza ascensore.

«La costruzione di città e quartieri a misura di anziani deve essere una priorità», sottolinea Bressan. «La vivibilità delle nostre città parte dagli interventi sulle abitazioni che spesso sono troppo ampie, vecchie, senza ascensore e che rischiano di trasformarsi in prigioni per anziani, spesso soli e con difficoltà motorie. Rendere le nostre città fruibili pienamente dagli anziani e da chi ha problemi di mobilità potrebbe diventare la più grande opera pubblica, adeguando tutti gli spazi pubblici e incentivando la messa a norma di quelli privati. Sarebbe anche una forte opportunità di lavoro e di rilancio dell’edilizia nel nostro paese. Cohousing, negozi di vicinato, mobilità sostenibile: sono altri elementi fondamentali per costruire una città più conforme della persona anziana».

Da qui l’idea di avviare un registro degli anziani soli, per fare in modo che le stesse istituzioni intervengano.

Il sindacalista porta alcune esperienze in comuni bellunesi.

«In alcuni comuni come Seren del Grappa abbiamo avviato l’assistenza serale dove assistenti sociali dell’Usl fanno visita alle persone sole, facendo loro compagnia. Mentre a Chies d’Alpago stiamo lavorando con la giunta comunale per avviare il badante di quartiere, che possano diventare fulcro di attività ricreative di un quartiere, movimentando la vita degli anziani che altrimenti rischiano di ripiegarsi in se stessi», conclude Bressan.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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