Ricorso per la ciclabile in Agordino, l’Unione montana al Tar

L’ente, trascinato in giudizio insieme al Comune di Agordo, si difenderà. Un privato, proprietario di alcuni terreni, contesta l’avvio del procedimento

AGORDO. L’Unione montana agordina si difenderà davanti al Tar per il nuovo ricorso sulla ciclabile. Lo ha deciso la scorsa settimana la giunta guidata dal presidente Fabio Luchetta, dando l’incarico legale all’avvocato Enrico Gaz.

La storia è la solita, o meglio è un suo nuovo capitolo. Dopo aver ottenuto ragione da parte del consiglio di Stato e aver quindi bloccato l’iter di realizzazione della pista ciclabile Le Campe-Listolade, Giuseppe Scandiuzzi, proprietario dell’ex casello ferroviario a Ponte Alto e di alcuni terreni limitrofi compreso l’imbocco della galleria del treno (tutto in comune di Agordo), ha deciso nel settembre scorso di inoltrare un nuovo ricorso, sia contro il Comune di Agordo che contro l’Unione montana agordina.


In seguito alla sentenza del Consiglio di Stato, i due enti avevano infatti deciso di ripresentare l’iter completo per arrivare alla progettazione esecutiva solo per quanto riguarda il tratto in comune di Agordo. I lavori nei comuni di Taibon e La Valle sono infatti già stati completati. La decisione è legata al fatto che, come spiegato anche nel consiglio comunale di Agordo dell’8 marzo scorso, la sentenza del consiglio di Stato si è poggiata su una questione di forma più che di sostanza. Gli uffici del Comune capoluogo di vallata avevano infatti inoltrato una pratica un giorno dopo la data stabilita.

«Fino a questo momento», spiega il sindaco di Agordo, Sisto Da Roit, «il signor Scandiuzzi ha presentato un ricorso sull’avvio del procedimento, non sul procedimento in sè». Motivo per cui, al momento, Agordo non si è ancora costituito in giudizio. Cosa che ha invece fatto l’Unione montana agordina, appoggiandosi non più agli avvocati scelti a suo tempo dal Comune di Agordo, ma a Gaz.

Il ricorso di Scandiuzzi è teso da un lato ad ottenere l’annullamento della comunicazione del Comune di Agordo del 7 giugno 2017 avente ad oggetto l’avvio del procedimento e le delibere dell’Unione montana del 2016 richiamate nella comunicazione stessa; dall’altro all’annullamento “di ogni altro atto presupposto connesso o conseguente e per il risarcimento del danno ingiusto provocato dall’eventuale procedimento ablatorio che dovesse venir attuato nel corso del giudizio”.

Sempre durante il consiglio comunale dell’8 marzo (in quell’occasione era stata approvata una variante urbanistica sulla base dello studio di fattibilità), il segretario comunale di Agordo aveva espresso ottimismo sulla futura sentenza del Tar, spiegando che, una volta che le tempistiche sono state rispettate, il tribunale non entrerà nel merito del percorso (gli enti avrebbero ampiamente dimostrato come itinerari alternativi non siano tecnicamente possibili) a meno che non ci siano delle palesi ingiustizie.

In attesa della sentenza del Tar circa il ricorso di Scandiuzzi sull’avvio del procedimento, l’Unione montana (ente appaltatore) sta lavorando alla redazione del progetto definitivo per il tratto tra il ponticello sul Missiaga e quello (non ancora costruito) a Bries.

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