Sindaci preoccupati «Qui si sta giocando con la vita della gente»

L’allarme di Massaro, presidente della Conferenza  «Non possiamo rinunciare a questa importante attività»

BELLUNO. «È evidente che ci sono delle problematiche a livello organizzativo da risolvere. Non siamo qui per puntare il dito contro nessuno. Ma non possono farne le spese i cittadini bellunesi e i turisti che si recano nelle nostre zone i quali, di fatto, perdono le chance di sopravvivenza nei casi di traumi gravi».

Dopo la “pazienza istituzionale” delle ultime settimane, la Conferenza dei sindaci dell’Usl 1 ha deciso di non attendere più. E il primo cittadino di Belluno, Jacopo Massaro, facendosi portavoce dei suoi colleghi, ha convocato ieri una conferenza stampa urgente. Sul tavolo il depotenziamento della Neurochirurgia dell’ospedale San Martino. «Dopo le rassicurazioni dell’Usl di Treviso siamo rimasti in attesa di novità. Purtroppo le notizie emerse in questi giorni sono tutt’altro che rassicuranti e siamo uniti nel dire che la situazione non è accettabile», sottolinea Massaro, che ieri mattina si è confrontato al telefono col collega Paolo Perenzin, vice presidente della Conferenza e altri primi cittadini. «Ci riuniremo giovedì prossimo per affrontare il tema», anticipa Massaro.


Una nota emessa due giorni fa dai direttori generali delle Usl di Belluno e Treviso ha comunicato che il servizio neurochirurgico al San Martino riprenderà in parte l’operatività interrotta da fine 2017 a partire da settembre, ma solo per interventi programmati. La riduzione dell’attività ambulatoriale, inoltre, è già partita: gli specialisti sono presenti non più dalle 8 alle 18, ma dalle 8 alle 16. «L’Usl di Treviso non riesce ad assicurare un servizio h 24, ma soltanto diurno e per attività di tipo ambulatoriale, in orari limitati», commenta Massaro. «Un’analisi dell’Istituto Mario Negri di Milano evidenzia che nella nostra provincia c’è un’incidenza più che doppia rispetto al resto del Veneto di pazienti in terapia intensiva per traumi gravi. Di questi, il 40% è cerebrale. L’impressione è che ci siano problematiche non risolte tra Usl di Treviso e Regione», prosegue, «ma non è accettabile che si sospenda un servizio salvavita, fondamentale per tutta la popolazione della provincia. Pensiamo alla persone di Cadore, Comelico e Agordino, che in caso di trauma cranico importante dovrebbero riuscire ad arrivare a Treviso in tempi rapidissimi».

Il presidente della Conferenza dei sindaci ricorda che l’elicottero di notte non vola, così come in caso di nebbia e condizioni meteo avverse. Le ambulanze, su strade tortuose e in inverno gelate, non possono viaggiare a velocità sostenuta. «Quello neurochirurgico è un servizio a cui non possiamo rinunciare», ribadisce. «Condivido la posizione dell’Ordine dei medici, che mi ha inviato una lettera. Dal 2001 al 2017 abbiamo avuto un servizio ben attrezzato, fondamentale per la gestione di urgenze ed emergenze mediche. Regredire è impensabile».

Dalla nota dei due direttori generali emerge che il paziente grave neurochirurgico non farà più tappa ai Pronto soccorso bellunesi, ma andrà direttamente a Treviso, come tra l’altro succede già oggi. «Per una diagnosi un paziente deve, nella maggior parte dei casi, passare prima in altri ospedali», riflette Massaro, «e in presenza di politraumi una persona non viene mandata subito a Treviso. Lo stato di cose è più complesso di come viene fatto percepire all’opinione pubblica».

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