Ideal Standard, nulla di fatto al ministero

Al Mise ore di confronto sullo stabilimento di Trichiana ma non c’è accordo. Cruciali i temi dei volumi e delle professionalità

TRICHIANA . Niente di fatto. Il vertice di ieri al ministero dello Sviluppo economico per discutere del futuro dello stabilimento di Trichiana dell’Ideal Standard è iniziato alle 10.30 ed è continuato per ore, fino alle 15. Ma si è concluso senza passi avanti. Tutto è rimandato al 20 giugno, quando si tornerà al Mise per cercare di arrivare a un accordo.

«Le posizioni tra noi e l’azienda sono ancora distanti», sottolinea Denise Casanova della Filctem Cgil, scesa ieri a Roma con Nicola Brancher della Femca Cisl e Giorgio Agnoletto della Uiltec Uil. «L’unico punto su cui abbiamo convenuto è che dovremo rincontrarci. E questo avverrà tra due settimane. Intanto rimangono aperti due temi cruciali: in primo luogo i volumi produttivi, in secondo le nuove professionalità che vorremmo fossero confermate all’interno dello stabilimento che, ricordiamolo, è rimasto l’unico italiano della multinazionale belga».


Da qui al 20 giugno ci saranno sicuramente assemblee con i lavoratori per informarli sull’esito del vertice di ieri e sui prossimi passaggi. Intanto l’ansia e i timori restano alti. Il piano industriale 2018-2020 presentato dai vertici aziendali nelle scorse settimane parla di una novantina di esuberi e dell’avvio della cassa integrazione straordinaria da settembre, del mancato ricambio generazionale e della riduzione del costo del prodotto e della produzione. Il tutto senza alcuna garanzia di quello che succederà dal 2021 in poi.

Da qui la decisione di proclamare, nella giornata di mercoledì, quattro ore di sciopero. L’adesione è stata praticamente totale.

«Nella riunione non si sono registrati grandi passi avanti. Anzi, dopo le prime battute iniziali si è rischiato addirittura di tornare indietro a causa dell’atteggiamento dell’azienda, che pensava di aver già chiuso alcuni capitoli», commenta Gianni Segat della rsu, presente ieri al Mise. «Dopo ripetuti richiami da parte di tutti, l’azienda si è detta disposta a ragionare sui volumi da produrre (senza però sbilanciarsi sui numeri), a patto che questo serva a chiudere tutti gli altri punti, quelli dove c’è già una mezza intesa e anche quelli dove siamo ancora distanti».

Il vertice a Roma si è svolto alla presenza di Giampietro Castano, responsabile Unità gestione crisi industriali del Mise. C’erano anche la Regione e, in veste di auditore, il deputato bellunese del Movimento 5 Stelle Federico D’Incà. «Nonostante una condivisione di massima relativamente alle linee strategiche per lo sviluppo del sito, resta ancora grande la distanza sugli elementi che dovrebbero sostenerlo», dice ancora la Casanova. «Se non riusciamo ad avere i volumi (il piano industriale parla di una diminuzione della produzione e di 750 mila pezzi all’anno, a fronte di un forno nuovo che ha maggiori potenzialità produttive, ndr) tutto il resto va di conseguenza a crollare. E dobbiamo lavorare sul mancato rinnovo dei contratti a termine».

Martina Reolon

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