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Stazione per l’Alpago, degrado e proteste

Scritte ed erbacce alte deturpano la struttura. Vendramini: «Da tempo denunciamo il problema»

di Ezio Franceschini
2 minuti di lettura

PONTE NELLE ALPI. I tempi cambiano, ma non tutto migliora. È il caso della stazione per l’Alpago, diventata da ormai diversi anni solo una fermata ferroviaria impresenziata posta sulla linea Ponte nelle Alpi-Conegliano, ma che rappresenta la porta d’ingresso all’Alpago e alla provincia bellunese.

Un biglietto da visita oggi alquanto scalcagnato a giudicare da quello che ne pensano gli utenti che ne hanno documentato l’attuale stato. La biglietteria automatica è fuori uso da almeno un paio di settimane e nei paraggi non c’è la possibilità di acquistare altrimenti il titolo di viaggio. L’erba cresce rigogliosa sul tetto della struttura e sull’unico binario rimasto in funzione, mentre tutto l’edificio, piuttosto fatiscente, è imbrattato di scritte a vernice che con l’arte di strada hanno poco a che vedere.

Posta nel territorio comunale di Ponte nelle Alpi (in località La Secca), la stazione per l’Alpago (nata proprio per servire la conca prealpina) entrò in servizio il 24 settembre 1938, all’attivazione della linea da Vittorio Veneto a Ponte nelle Alpi. Il piazzale era composto da tre binari, tutti serviti da marciapiede, con la predisposizione per la messa in opera di un quarto. Lo scalo merci era dotato di un piano caricatore e di una bilancia a ponte. Erano presenti una torre del rifornitore (ancora presente) e delle colonne idriche per le locomotive a vapore.

Successivamente da stazione, con tanto di bar, edicola, biglietteria e servizi la struttura venne declassata a fermata. Attualmente la fermata è servita dai treni regionali di Trenitalia, nell’ambito del contratto di servizio stipulato dalla società con la Regione, e sono rimasti solo i servizi di biglietteria automatica (attualmente non funzionante) e la sala d’attesa.

«Quello che non è cambiato in questi anni», dicono gli utenti del servizio, «è l’importanza di una fermata frequentata tutti i giorni da numerosi studenti e pendolari ma anche da molti turisti che rimangono stupiti perlomeno dall’apparente stato di abbandono in cui versa la prima stazione bellunese (oltre a quella di S. Croce del Lago dove però si fermano pochi treni, ndr) che è anche un punto strategico della viabilità provinciale ed extra provinciale visto che lungo la SS 51, in corrispondenza della stazione ferroviaria, si trovano le fermate dei servizi interurbani gestiti da DolomitiBus, Mom e Atvo».

Paolo Vendramini, sindaco di Ponte nelle Alpi, ricorda che sulla questione dello stato delle stazioni ferroviarie locali il braccio di ferro con Rfi (la società che gestisce le infrastrutture ferroviarie) è costante da diversi anni e ha coinvolto anche i sindaci che lo hanno preceduto.

«È una questione annosa, per la quale le istituzioni possono fare poco, ma per la quale abbiamo inoltrato diverse note alla società denunciando il problema perché se ne faccia carico visto che si parla di un patrimonio che Rfi ha in gestione. Quella stazione è frequentata, ci sono anche degli abitanti in quella zona e il decoro della struttura dovrebbe quindi essere garantito».

Anche il comitato frazionale di Lizzona-La Secca si era coinvolto alcuni anni nella redazione di un protocollo che poneva la questione a Rfi invitandola a non trascurare la stazione.

Per il sindaco di Ponte nelle Alpi la stazione per l’Alpago merita quindi «una definizione diversa dall’attuale e sia noi che i cittadini attendiamo da Rfi una risposta in merito».

«Forse», aggiunge il sindaco Paolo Vendramini, «il nuovo percorso che riguarda il centro commerciale di Paludi potrebbe favorire delle sinergie anche in questo senso».

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