Antole, dopo vent’anni il processo è da rifare

La Cassazione rinvia in Appello la decisione sul risarcimento danni al Comune La vicenda ruotava attorno alla turbativa d’asta per i lavori al cimitero

BELLUNO. Turbativa d’asta sul cimitero di Antole: dopo vent’anni si riapre il processo per il risarcimento danni al Comune. La Cassazione ha infatti annullato la sentenza della Corte d’Appello che negava al Comune di Belluno il risarcimento dei danni chiesti per aver subito una presunta frode e per aver dovuto sospendere l’appalto dei lavori per l’ampliamento del cimitero.

Erano gli anni ‘90. Il cimitero di Antole doveva essere ampliato e il Comune indisse una gara. Poi però, in pieno terremoto da Mani Pulite, si scoprì che quella gara era stata truccata: secondo le accuse dell’epoca le aziende si erano messe d’accordo per far vincere l’appalto per l’esecuzione dei lavori ad una di loro. Si andò a processo e fra gli imprenditori coinvolti ci fu chi patteggiò per turbativa d’asta.


Il Comune allora rescisse il contratto con la ditta che aveva vinto la gara, perché la legge sui lavori pubblici lo consentiva, e affidò l’intervento ad un’altra azienda che lo completò. La ditta che aveva vinto la gara originariamente, però, fece causa al Comune (era il 1996) e una sentenza (passata poi in giudicato) accertò l’esistenza di un credito.

L’ente pubblico, a sua volta, si costituì nel 1998 chiedendo un risarcimento danni, patrimoniali e non, ai titolari delle imprese accusate di turbativa d’asta e il Tribunale di Belluno con sentenza di primo grado aveva dato ragione al Comune, imponendo a cinque fra imprenditori edili e imprese di pagare 189.627,11 euro. Con interessi e rivalutazione monetaria la cifra era salita a 300 mila euro.

«Ma questa sentenza è stata appellata», spiega l’assessore al personale, l’avvocato Lucia Pellegrini. «La Corte d’Appello ha ritenuto che fra le parti sussistesse un’obbligazione solidale e che il credito vantato dal Comune potesse essere compensato e giudicato estinto. Quindi, di fatto, la Corte annullò la possibilità per il Comune di ottenere il risarcimento danni». Palazzo Rosso ha fatto ricorso in Cassazione e qui c’è stata la sorpresa: «La sentenza è stata cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello», continua l’avvocato Pellegrini. «Il credito vantato dal Comune, quindi, è stato fatto rivivere e si torna in Appello».

Il processo, di secondo grado, dovrà essere rifatto e il Comune nella giunta di lunedì ha deliberato di costituirsi in giudizio affidando il mandato all’avvocato civico. A vent’anni di distanza dalla richiesta di risarcimento danni, quindi, la vicenda si riapre. «E con premesse buone, vista la decisione presa dalla Cassazione», conclude la Pellegrini.

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