Progetti sostenibili e tutela dell’ambiente Terna: «Interriamo i cavi dove possibile»

La società illustra i piani di sviluppo sulla rete bellunese e veneta: «Puntiamo sull’innovazione e sul dialogo con i territori»

BELLUNO

Sostenibilità, rispetto per l’ambiente e interramenti «ogni qual volta è possibile». Terna, società che gestisce la rete di trasmissione nazionale dell’energia elettrica, illustra i suoi piani di sviluppo per il Bellunese e per il Veneto. Tirata in ballo a margine del convegno di e-distribuzione sul tema degli interramenti, la società per voce del suo dirigente autorizzazioni e concertazioni Adel Motawi precisa: «Non si possono interrare tutte le linee. Terna e e-distribuzione operano su reti diverse».


Il ruolo di Terna è quello di portare l’energia da dove viene prodotta a dove viene consumata. «Gestiamo le autostrade dell’energia», spiega Motawi, «il mondo della bassa e media tensione (quello gestito da e-distribuzione, ndr) è completamente diverso da quello dell’alta e altissima tensione».

Qual è la vostra posizione sull’interramento?

«Non siamo assolutamente contrari, lo usiamo ogni volta che è possibile. Ogni nostro progetto viene studiato a partire da criteri di efficienza e di basso impatto ambientale. Puntiamo sempre a realizzare progetti sostenibili, che nascono dopo aver dialogato ed esserci confrontati con i territori. Sostenibilità è anche innovazione: siamo il primo operatore nel mondo che sta installando i sensori sui tralicci, per monitorare il territorio».

Come funzionano e che utilizzo si può farne?

«Hanno un raggio di azione di 5 km per parte. Dunque in una fascia di 10 km riescono a individuare se scoppia un incendio, se si verifica una frana, com’è la qualità dell’aria. Sono anche in grado di registrare i rumori: nel caso si sentisse uno sparo si potrà verificare se si tratti di un’attività lecita oppure no. Sono strumenti di monitoraggio ambientale. Abbiamo avviato un progetto pilota a Roma che ha funzionato bene, ora li stiamo installando in Sicilia su una linea lunga 100 km. Per noi l’innovazione è molto importante».

Nel Bellunese avete in programma due interventi. Parliamo di quello previsto fra Auronzo e Cortina.

«L’intervento nasce a seguito dei blackout del 2013 e 2014, quando le linee sono andate fuori servizio per le nevicate. Realizzeremo una seconda linea, interrata per 24 km (a dimostrazione che dove è possibile lo facciamo). Il progetto è nato a seguito di una proficua interlocuzione con tutti i soggetti che hanno un ruolo nel territorio».

Poi c’è la razionalizzazione media Valle del Piave.

«Il progetto nasce per mettere in sicurezza la rete, per far dialogare i sistemi a 132 kV e a 220 Kv che ad oggi non sono magliati. Per farli comunicare abbiamo previsto uno “svincolo” a Polpet. Anche in questo caso la progettazione è stata partecipata, perché quando siamo andati nei territori a presentare l’esigenza di mettere in sicurezza la rete ci è stato chiesto di spostare la linea che attraversa il centro abitato. Abbiamo individuato insieme ai Comuni coinvolti la soluzione migliore. L’intervento comporterà l’eliminazione di 111 sostegni, con liberazione di 60 ettari di terreno. Ci saranno 20 km di linee aeree in meno e 12 km di linea saranno interrati».

Resta il nodo dell’interramento sotto il Piave in località Andreane. Se il rischio è che il cavo interrato possa rompersi, perché non ne interrate due, in parallelo, come suggeriscono il sindaco di Belluno e il ministero dei Beni culturali?

«Il sindaco è preoccupato per l’operatività dell’aeroporto, ma Enac con due pareri ha confermato che la razionalizzazione non solo non peggiorerà la situazione, ma la migliorerà. Inoltre dalla stazione di Polpet usciranno due linee a 220 kV, una in cavo e una in aereo. Sono entrambe molto importanti per la sicurezza della rete nel suo complesso: se una dovesse andare fuori servizio è necessario il supporto dell’altra. Ecco perché non possiamo interrarle entrambe. Il doppio cavo interrato? Comporterebbe un aumento dei costi del progetto».

Sul Passo Resia state interrando una linea a 220 kV, stessa tensione delle Polpet-Vellai e Polpet-Scorzè. Come mai in Alto Adige è possibile interrare?

«Si tratta di due tecnologie differenti». —





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