La prefettura è a rischio i sindacati già in campo

Gli uffici di piazza Duomo potrebbero spostarsi a Treviso dal 31 dicembre Le parti sociali hanno scritto al ministero chiedendo un incontro immediato

belluno. La prefettura di Belluno è a rischio chiusura. Lo è da anni, infatti le prime proteste risalgono al 2014 quando l’ufficio venne inserito in un elenco di 23 sedi che dovrebbero essere accorpate ad altre vicine, nel nostro caso Treviso.

Per anni la situazione è rimasta bloccata, ora da alcuni mesi i sindacati sono tornati a protestare perché il termine si sta avvicinando. Entro il 31 dicembre, se non c’è un intervento legislativo, 23 prefetture dovranno essere chiuse. Oltre a Belluno, ci sono Teramo, Chieti, Vibo Valentia, Benevento, Piacenza, Pordenone, Rieti, Savona, Sondrio, Lecco, Cremona, Lodi, Fermo, Verbano-Cusio-Ossola, Biella, Oristano, Enna, Massa Carrara, Prato, Rovigo e Asti. Piccole e medie città che si trovano a fare i conti con i tagli della legge di stabilità.


La prima ondata di proteste contro queste chiusure (secondo alcuni potevano poi andarci di mezzo altri uffici come la questura) risale al 2015, ora la vicenda torna sotto i riflettori per la presa di posizione dei sindacati nazionali della Funzione pubblica: Adelaide Benvenuto della Fp Cgil, Paolo Bonomo della Cisl Fp e Enzo Candalino della Uil Pa, hanno inviato una lettera al ministero dell’Interno, all’ufficio di gabinetto del ministro e alla segreteria del Sottosegretario Sibilia, chiedendo un incontro immediato dove affrontare il problema. Scrivono i sindacalisti: «Gli effetti della chiusura saranno immediati, in termini assolutamente negativi, per i cittadini e le intere collettività dei 23 territori interessati, in quando in assenza peraltro di un progetto alternativo, si cancelleranno importanti presidi dello Stato in materia di sicurezza, legalità e tutela dei diritti civili e sociali. Senza contare, in aggiunta, le pesanti ricadute che subiranno gli oltre mille lavoratori attualmente in servizio nelle prefetture che dovrebbero essere chiuse e spostate».

I tre sindacati chiedono di aprire un confronto di merito per valutare le iniziative più utili, anche di tipo legislativo, che l’amministrazione dovrà assumere sull’argomento».

In particolare, Angelo Costanza della Cisl bellunese aggiunge che «sono stati operati tagli lineari, senza considerare gli effetti che avrebbero comportato per i cittadini, le famiglie e le imprese in termini di mantenimento degli standard di efficienza dei servizi pubblici assicurati alla collettività. Tali scelte politiche, ovviamente, hanno colpito anche il ministero dell’Interno. Siamo consapevoli del fatto che una riorganizzazione delle prefetture è necessaria, ma ciò non deve obbligatoriamente passare attraverso un arretramento dello Stato nel territorio. È bene ricordare che le prefetture sono punti di riferimento istituzionali in ciascuna realtà provinciale, dei presidi di legalità e sicurezza indispensabili per le collettività».

Insomma, serve assolutamente un incontro: «Sovente le prefetture sono considerate dalle comunità locali veri e propri argini di fronte alle emergenze e agli allarmi legati alla minaccia terroristica e alle esigenze di integrazione e coesione sociale connesse ai flussi migratori. Senza dimenticare l’esercizio dei diritti civili, le mediazioni dei conflitti sociali e in occasione di calamità naturali». —

G.S. .

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