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Con le due centraline a rischio ambiente e sicurezza idraulica

Ecco tutte le osservazioni ai progetti in concorrenza per lo sfruttamento idroelettrico del Piave a Cadola

Martina Reolon
1 minuto di lettura



PONTE NELLE ALPI

Incompatibilità urbanistica, idraulica, ambientale e paesaggistica. Le opposizioni ai progetti presentati da due società non bellunesi per la realizzazione di un impianto idroelettrico lungo il Piave, in località Cadola, sono scritte nero sul bianco nella delibera di giunta approvata tre giorni fa. Delibera a cui sono allegati due corposi documenti che contengono la descrizione dei piani redatti dalla Eneralt Srl e dalla concorrente Laut Srl di Padova e, soprattutto, il lungo elenco dei motivi per cui gli interventi “non s’hanno da fare”.

Dal punto di vista urbanistico, gli interventi ricadono in area non idonea per la fragilità di natura geologica, ma non solo: in base al Pat, per ogni trasformazione urbanistica deve essere effettuata una valutazione del comportamento idraulico in assenza e presenza delle opere previste. «Nessuna delle due ditte ha fatto questo tipo di analisi», precisa il sindaco, Paolo Vendramini. «Ci troviamo poi nella fascia di rispetto dell’adiacente linea ferroviaria e dell’autostrada. L’intervento è inoltre direttamente connesso con il Sic Fontane di Nogarè e può avere ripercussioni anche nelle aree della Rete Natura 2000 in comune di Ponte (Lago di S. Croce, Parco Nazionale)».

Sul fronte idraulico e ambientale gli impianti, oltre a determinare un rilevante impatto visivo, sono privi dei più elementari accorgimenti volti a sicurezza e tutela delle persone, senza contare gli effetti negativi sull’habitat, e quindi sulle specie ittiche, del corso d’acqua. Lo sbarramento in progetto scollegherà localmente i due tratti dell’asta idraulica del Piave.

«Nessuno dei progetti tiene conto dell’effetto cumulativo, negativo, che si andrebbe a creare. In aggiunta, le opere di adeguamento che dovrebbero essere realizzate lungo il percorso che porta all’area del cantiere non assumerebbero un carattere di temporaneità, ma un’irreversibile mutazione dei luoghi, inaccettabile vista l’importanza ambientale di questi ultimi. Le osservazioni prendono in considerazione anche gli elementi storici e culturali: l’asta del fiume Piave patrimonio irrinunciabile per la comunità e le testimonianze dei passi barca stabili ancora presenti in località La Nà. Delibera e documenti sono stati inviati al Servizio acque della Provincia, ma anche in Regione, ad Arpav, Soprintendenza, ministero dello Sviluppo, Genio civile, Enel, Rfi, ente Autostrade. «Le due ditte verranno in sopralluogo il 9 agosto», ricorda Vendramini.

«Intanto, ci riserviamo di agire anche nelle opportune sedi giurisdizionali alla luce degli approfondimenti che potranno essere effettuati sui progetti, stante il limitato tempo messo a disposizione (solo 30 giorni dal 25 giugno) per analizzare la documentazione e presentare le nostre valutazioni». —



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