L’e-bike traina il turismo sulle Dolomiti

La Dmo investe sulle biciclette, settore in espansione: «Non significa per forza asfaltare, bisogna mettere in sicurezza»

belluno

Alcuni albergatori se ne sono accorti da un po’ di tempo, tanto da dedicare ai cicloturisti un pacchetto di servizi ad hoc. Ma quella delle due ruote, specie se ultratecnologiche, è una febbre che sta contagiando l’intero settore turistico. E sul quale la provincia di Belluno non vuole rimanere indietro. «Stiamo arrivando in tempo» spiega Giuliano Vantaggi, direttore della Destination management organisation bellunese che si occupa di strategia e coordinamento in ambito turistico, «l’esplosione del settore risale ad un paio di anni fa, possiamo tenere il passo con Trento e Bolzano».




A trainare il settore non è stata solo una rinnovata attenzione per la montagna da vivere in tutte le sue forme. Come spesso avviene, è la tecnologia a dare impulso al settore permettendo anche a chi, sulla carta, non avrebbe fiato e gambe per affrontare i tornanti di poter godere delle bellezze dolomitiche. È il fenomeno e-bike, che offre sostegno alla pedalata grazie ad un dispositivo elettronico. «È una bici simile a quella normale» continua Vantaggi, «ma permette di fare meno sforzi e questo consente anche a persone di una fascia di età più avanzata, o in forma fisica non proprio perfetta, di tornare a fare allenamento e, perché no, intraprendere un viaggio sulle due ruote». Fino ad un paio di anni fa queste bici ultra tecnologiche erano appannaggio di pochi. Ora, con l’abbassamento dei costi, sono diventate compagne di molti nuovi ciclisti.



«Non si risparmia, cerca il buon cibo e può spendere». Le caratteristiche del cicloturista descritte da Vantaggi sono musica per le orecchie di ristoratori e albergatori. Ma ci vogliono servizi dedicati. «La custodia delle bici non è un problema» continua il direttore Dmo, «ma bisogna credere in questo tipo di turismo con servizi dedicati. L’incremento annuo è notevole». Difficile avere numeri precisi: gli esperti del settore spiegano che sarebbe necessario installare totem per registrare i passaggi o tenere degli appositi registri. Ma non si tratta di un’impresa semplice. «Il feedback da parte degli albergatori è ottimo» aggiunge Vantaggi, «tutti mi dicono che è un settore in crescita, specialmente lungo il tracciato della Monaco-Venezia».



Fondamentale, quindi, partire dal miglioramento delle infrastrutture esistenti. «Stiamo guardando da vicino le nostre piste ciclabili» aggiunge Vantaggi, «la Monaco Venezia, la via Claudia Augusta e la ciclabile del Piave. Ma vorremmo anche valorizzare le salite leggendarie del Giro d’Italia. Il primo passo, che stiamo facendo insieme alla Regione, è quello di fare una mappatura delle piste ciclabili del Veneto e noi contiamo di concludere per la fine di settembre. Da lì partono ragionamenti più ampi che passano per la segnaletica e i siti web. Sviluppare le piste ciclabili non significa necessariamente asfaltare, basta solo mettere in sicurezza alcune vie».



Oltre ai cicloturisti che scelgono tracciati lunghi come la Monaco Venezia (a settembre ne arriveranno 500) ci sono anche i turisti che arrivano nel Bellunese per il downhill. «Bisogna pensare anche a loro» conclude Vantaggi, «senza disturbare l’escursionismo: le due attività possono convivere». —



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