Digestato nei campi il pm chiede condanne ma la legge è dibattuta

melTre anni di reclusione per Giuseppe De Biasi (difensore Ferdinando Coppa), ex presidente di Dolomiti Ambiente, Bruno Marcon (legale Leonardo Zanco) imprenditore di Maser e presidente della Zatta...

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Tre anni di reclusione per Giuseppe De Biasi (difensore Ferdinando Coppa), ex presidente di Dolomiti Ambiente, Bruno Marcon (legale Leonardo Zanco) imprenditore di Maser e presidente della Zatta srl di Feltre e Giuseppe Varotto (legale Massimiliano Paniz), imprenditore agricolo. Due anni, invece, per Denis Rech dipendente della Zatta srl (legale Gianfranco Tandura).


Queste le richieste che il pubblico ministero, ieri pomeriggio, tramite una memoria depositata agli atti, ha avanzato aprendo la discussione per il processo per traffico illecito di rifiuti.

Secondo la Direzione Distrettuale Antimafia, competente in materia di reati ambientali, oltre 6 mila tonnellate di digestato liquido proveniente dal trattamento del rifiuto organico urbano sarebbero stati smaltiti in modo irregolare nei campi dell’azienda agricola a Mel nel periodo tra il 2012 e il 2013.

A prendere la parola dopo il pm sono stati gli avvocati delle parti civili, vale a dire la Provincia di Belluno (avvocato Tonon) e il Comune di Mel (avvocati Degli Angeli) che hanno rilevato anche il danno di immagine che questa vicenda ha provocato ai due enti locali.

Tonon ha rilevato che la Provincia, in quanto organo deputato al controllo, avrebbe sopportato «un danno di immagine come anche una frustrazione delle finalità perseguite, motivazioni peraltro riconosciute anche dalla Cassazione in casi quasi analoghi, oltre a un danno patrimoniale». Per questo ha chiesto una condanna generica con una provvisionale di 10 mila euro, riservandosi la quantificazione dei danni in sede civile. «Danno di immagine, danno all’integrità del territorio e diminuzione della considerazione anche per il Comune», ha ribadito il legale dell’ente Degli Angeli.

Per quanto riguarda gli imputati, i loro legali hanno chiesto l’assoluzione «perché il fatto non sussiste», o in seconda istanza «per non aver commesso il fatto», evidenziando che esiste una normativa europea che ritiene che il digestato sia un buon fertilizzante e che quindi possa essere utilizzato tranquillamente. Norma che ad oggi, però, nel nostro Paese è ancora controversa.

Si torna in aula il 29 ottobre alle 15.30 per la sentenza del giudice Angela Feletto. —

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