Un belvedere monumentale con richiamo alle opere alpine della Grande Guerra

La terrazza del Rifugio Auronzo è stata bocciata dagli ambientalisti, ma rispecchia quanto annunciato dal progetto di Massimo Casagrande

AURONZO

La bocciatura è arrivata, senza riserve e senza appello. Il giudizio sulla nuova terrazza panoramica del Rifugio Auronzo da parte di Mountain Wilderness è severo. A firmare la sentenza sono Giancarlo Gazzola e Luigi Casanova, che parlano di un ennesimo sfregio alla natura. «Alle Tre Cime», dicono, «non era sufficiente l’umiliazione della strada che in estate porta in quota 2 mila auto al giorno, un rifugio, l’Auronzo, trasformato in mensa di massa. No. Bisognava offendere le rocce anche imponendovi un balcone. Un inno al cemento, un’oscenità».


Abbiamo voluto riprendere in mano il progetto dell’architetto Massimo Casagrande datato 19 maggio 2014. In esso sono descritti la valenza storica del luogo dell’intervento, i punti di forza del progetto e i suoi obiettivi, i materiali da utilizzare ed i relativi costi.

«La forma e lo sviluppo dell’opera», sostiene Casagrande, «tengono conto della morfologia del terreno naturale sia planimetricamente che altimetricamente. Tale condizione limita al massimo il movimento terra che è ridotto sostanzialmente a uno scotico superficiale. Si tratta di una serie di terrazzini, di forma e dimensioni irregolari, per aderire al profilo naturale del terreno, dotati di parapetti di protezione, per un affaccio sicuro, costituiti da materiali più o meno permeabili alla vista e anch’essi di forme e dimensioni variabili. È questo il nuovo elemento simbolico e funzionale di connessione tra la parte antropizzata e l’ambito naturalistico. Il tutto dovrebbe assumere un aspetto monumentale, con uno spazio a disposizione di circa 135 mq, riconoscibile e individuabile come punto di aggregazione, partenza o di arrivo, per le visite ai luoghi storici della Grande Guerra che da qui hanno inizio. Tale spazio sarà predisposto per accogliere le istallazioni temporanee quali cartelli indicatori, illustrativi e tematici che si inseriranno armoniosamente nelle opere fisse, senza costituire installazioni permanenti, paesaggisticamente deturpanti e soggette a problematiche di manutenzione negli anni».

Circa i materiali da utilizzare l’ex presidente del Cai di Auronzo dice: «In un ambiente estremo alla quota di 2.333 metri non potranno che essere utilizzati materiali naturali, resistenti, di semplice utilizzo e manutenzione. Il paesaggio stesso non può accogliere che forme e colori derivanti dal contesto o che in esso trovano giustificazione. Allo stesso tempo il manufatto dovrà configurarsi come un segno architettonico molto forte, aumentando così la sua valenza territoriale. Un forte richiamo viene fatto alle opere alpine realizzate in previsione del Primo Conflitto Mondiale per cui il progetto prevede l’utilizzo di pietra, acciaio, calcestruzzo facciavista. Il trattamento delle superfici costituirà l’abaco del linguaggio architettonico necessario a ricreare luoghi pedonali di qualità. Nessun elemento di rivestimento, decorativo o colorato farà parte della costruzione stabile».

Senza voler intervenire sull’estetica, che sarà oggetto di discussione soprattutto in occasione dell’ormai imminente inaugurazione, prevista per l’1 o 2 ottobre, va sottolineato anzitutto che l’eliminazione dei parcheggi in quella specifica zona ha dato maggior dignità al luogo, assicurando comunque uno spazio protetto di contemplazione e riflessione. Un belvedere monumentale insomma, un piccolo museo all’aperto collegato con il Rifugio Auronzo. —

Walter Musizza

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