Alluvione nel Bellunese: la pioggia porta nuove frane, mancano gasolio e benzina. Riapre il ponte Bailey

Una frana

Sono 16mila le famiglie senza corrente elettrica, servono i generatori e anche generi di prima necessità. Telefoni fissi e telefoni mobili sono out in moltissime zone. Il tema dei collegamenti sta diventando centrale e sarà uno dei punti da risolvere se si vuole continuare a vivere in queste zone

Belluno, la piena del Piave: riapre Ponte Bailey

ALLUVIONE NEL BELLUNESE: I VIDEO

Il quinto giorno di alluvione a Belluno porta poche novità buone e qualcuna cattiva. Cominciamo dalle buone che dovrebbero fare morale. La corrente sta lentamente tornando soprattutto nella parte bassa della provincia, anche se restano circa 16.000 famiglie ancora al buio. Ma la testimonianza che giunge ad esempio da Livinallongo è la seguente: "Tutti i pali della luce sono a terra, spezzati. Compresi i tralicci. Quanto ci vorrà per rimetterli in piedi, quando tornerà la corrente?". E le stesse testimonianze giungono da tantissimi altri luoghi con i pochissimi telefoni che funzionano. Sì perchè ormai tutto va con la corrente, telefoni compresi. E se mancano i collegamenti essenziali a cascata tutto si ferma.

ALLUVIONE NEL BELLUNESE: GLI ARTICOLI

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Riaperto il bailey. 

Dopo le verifiche che sono state eseguite dai tecnici è stata presa la decisione di riaprire il ponte bailey. Un addetto si è calato con imbragatura e corde sulle pile di calcestruzzo che sorreggono l'infrastruttura, per verificare le condizioni del ponte.

L'acqua del Piave durante la piena ha lambito l'impalcato, come testimoniano i rami e il materiale rimasti incastrati nella struttura metallica. Le verifiche hanno dato esito positivo: il ponte non è stato danneggiato ed è stato riaperto al traffico  

Allerta meteo.

Resta lo stato di preallarme e di attenzione per la pioggia in Veneto fino al primo pomeriggio di domani, sabato 4 novembre. Lo segnala il Centro funzionale decentrato della Regione Veneto, sulla base degli ultimi avvisi meteo, che predono ancora condizioni avverse. Il bollettino dichiara poi le fasi operative per ciascuna tipologia di criticità e zona di allerta.

La viabilità. 

Piove sul bagnato, è il caso di dirlo, anche questa mattina (venerdì 2 novembre) la pioggia continua a cadere e ad impregnere un terreno già al limite, la conseguenza più ovvia e ben nota a chi vive in montagna è che in questo momento cadono le frane. Dopo una giornata di chiusura, in serata riaperta la 203 agordina tra Cencenighe e Avoscan. E' stata riaperta la strada tra  Frassenè e Gosaldo bloccata giovedì pomeriggio da una frana. E Gosaldo quindi torna raggiungibile dal centro agordino. Riaperta anche la strada tra San Tomaso e Avoscan. Non è più isolata Cibiana, riaperta la strada per Venas

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Selva di Cadore ha la strada verso Caprile chiusa per frana da ieri, quella verso la val Fiorentina interrotta, non resta che il Giau e Cortina. A Lamon la strada verso Zavena e quindi verso Oltra è bloccata da una frana caduta in un punto ben noto, la tanta acqua che è scesa si è portata via un pezzo di carreggiata. Solo oltre trenta le strade provinciali interrotte. Anche Cibiana è praticamente bloccata. Dopo c'erano alberi sono stati tolti ma dove ci sono frane, la situazione è molto più complessa e non di prossima soluzione.

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I collegamenti.

Telefoni fissi e telefoni mobili sono out in moltissime zone. Il tema dei collegamenti sta diventando centrale e sarà uno dei punti da risolvere se si vuole continuare a vivere in queste zone. E' incredibile ma neppure i Coc, cioè i centri di protezione civile dei singoli comuni e delle Unioni montane riuscivano a mettersi in contatto uno con l'altro e gli abitanti di certi paesi, in Agordino soprattutto, hanno dovuto contare solo sulle loro forze, in attesa che dopo due o tre giorni si vedessero i primi elicotteri.

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L'elettricità.

E' caccia ai generatori, ormai i negozi che li vendono hanno esaurito le scorte e occorre scendere in fondovalle per trovarli. Pagati caramente, ma è l'unico modo per avere un po' di corrente in casa, per salvare i contenuti dei frigoriferi, per avere l'acqua calda. Per farli funzionare servono benzina e gasolio e questa è un'altra nota dolente. In molti paesi i distributori sono a secco, non possono essere riforniti e quindi di conseguenza anche i generatori non funzionano. Persino i mezzi comunali di soccorso e di intervento rischiano di restare fermi nei magazzini perchè manca la materia prima. Per non parlare della situazione dei negozi di generi alimentari, se non ci sono i generatori le scorte dei frigoriferi dopo 48 ore sono da buttare. E infatti ieri cominciavano ad essere evidenti i problemi di riserve alimentari da reintegrare.

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Il senso di abbandono.

"Noi ci siamo" dicono i sindaci. "Siamo qui, andiamo avanti, non abbandonateci". Difficile dire se hanno dormito in questi cinque giorni, considerate le situazioni che stanno gestendo, anziani e persone sole senza luce, spesso anche acqua, comunicazioni. Scrive Alessandra Buzzo, sindaco di Santo Stefano di Cadore in un post su fb: "Giorni faticosi senza sonno e riposo, giorni duri e dolorosi. Vedi il tuo territorio ferito, la tua gente ferita, vedi gli occhi spaventati e lacrime scendere. Resisti, lotti e ti arrabbi anche per mille e più ragioni. Vedi anche forza, coraggio, determinazione, solidarietà e condivisione e allora comprendi che c'è speranza. Forza Comelico, forza indomita montagna".

D'altro canto c'è la rabbia del sindaco di Rocca Pietore, De Bernardin. "A livello nazionale nessuno sta parlando di quello che succede qui, parlano di Rapallo e delle barche di lusso rovinate dalla mareggiata. O del bosco dei violini distrutto. E qui siamo senza nulla, acqua, luce, telefoni, generi di prima necessità".

E' tornata potabile l'acqua in tutta la parte centrale del Bellunese, compreso Belluno.

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