Rivalutare l’importo dei sovracanoni per fare più opere di difesa del suolo

Appello di Massaro e Svaluto Ferro: «È una battaglia politica I territori di montagna devono essere indennizzati di più»



Rivedere al rialzo i sovracanoni, pagati da chi sfrutta la risorsa acqua, per migliorare le opere di difesa del suolo. Il tema è politico, ed è diventato di stretta attualità a seguito dell’alluvione che ha colpito il Bellunese. A sollevarlo è il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro, ma la battaglia viene sposata anche dal collega di Perarolo, e profondo conoscitore della materia, Pierluigi Svaluto Ferro.


Il sovracanone è stato introdotto con una legge dello Stato del 1953, per ristorare le popolazioni montane per lo sfruttamento della risorsa idrica. «Alla Provincia vanno i canoni rivieraschi, ai Comuni (che possono consorziarsi e dunque in questo caso le cifre vanno ai Bim) spettano i sovracanoni», spiega Svaluto Ferro. «Il sovracanone deve essere utilizzato per lo sviluppo socioeconomico dei territori nei quali viene sfruttata la risorsa idrica, ma nulla vieta ai Comuni o ai consorzi di intervenire anche nel settore della difesa del suolo».

Ecco dunque, continua Svaluto Ferro, che un aumento dell’importo dei sovracanoni potrebbe consentire di aumentare le opere necessarie per difendere il territorio dal dissesto idrogeologico. «Se questi canoni esistono per indennizzare i territori che sopportano un carico ambientale, con tutto il relativo onere dal punto di vista gestionale, di protezione ambientale e di rischio per la popolazione, allora credo che quello che è successo alla fine di ottobre abbia dimostrato che il loro importo non è sufficiente», spiega Massaro, che aveva posto il tema durante il convegno organizzato da Anci e Provincia per discutere della ricostruzione post alluvione.

«Abbiamo avuto la dimostrazione incontrovertibile del fatto che l’ammontare di questi sovracanoni non è commisurata né sufficiente sia a ristorare le spese che è necessario effettuare per prevenire le catastrofi, sia a compensare il rischio che la popolazione corre, perché fra avere e non avere una diga su un corso d’acqua c’è una bella differenza».

Un esempio chiarisce questo concetto: «Lambioi è stata allagata, e abbiamo dovuto evacuare alcune persone, proprio perché è stata rilasciata acqua dalle dighe che ci sono lungo il Piave», continua Massaro. «Se avessimo la possibilità di fare un argine più alto, per esempio, avremmo compensato i rischi che si corrono per la presenza delle dighe. Ma penso anche alla possibilità di fare le manutenzioni nei corsi d’acqua. Produrre energia elettrica è importante, ma ha un costo anche in termini di rischio per le popolazioni interessate».

«Massaro ha perfettamente ragione», commenta Svaluto Ferro. «Solleva un problema che esiste, e che è di natura politica e territoriale. I territori di montagna dovrebbero essere remunerati di più». Il sindaco di Perarolo, e consigliere provinciale, si appella al presidente della Repubblica: «Il messaggio va mandato al garante della Costituzione, perché l’articolo 44 sancisce che devono essere garantiti provvedimenti particolari a favore delle zone di montagna, e mai come in questo momento c’è bisogno di un’autorità garante a favore della montagna».

Secondo Svaluto Ferro ci dovrebbe essere una presa di posizione nazionale, perché «è vero che gli abitanti nelle zone montane sono solo dieci milioni, ma la montagna occupa i due terzi del territorio nazionale», conclude. «I concessionari dovrebbero ristorare tutti i danni creati dagli sbarramenti, a valle degli stessi. Serve una compensazione ambientale, e dovrebbe rientrare all’interno delle concessioni. Si abbia il coraggio politico di cambiare le regole del gioco». —



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