Lingua blu, tre casi tra Sedico e Quero: mezza provincia dichiarata infetta

Conseguenze pesanti per gli allevatori, non possono portare i capi fuori dai confini. Bloccata anche la transumanza

BELLUNO

Il morbo della lingua blu (Bluetongue) torna ad interessare il Bellunese e coinvolge nelle conseguenze pratiche e nei danni agli allevatori una buona parte della provincia.


Tre i casi conclamati, due nel Basso Feltrino tra Quero e Vas, e uno a Sedico. Nel caso di Sedico si tratta di tre bovini risultati positivi alla Bluetongue durante un normale controllo avvenuto il 5 ottobre, prima dell’invio delle bestie ad un centro tori.

Il 5 novembre è stato trovato un altro caso di positività, questa volta su una pecora di 6-7 mesi nel Basso Feltrino. E l’8 novembre altra pecora di 12 mesi sempre nella stessa zona. Sono subito scattati i protocolli per limitare gli effetti di quella che rischia di diventare una epidemia, come era avvenuto quasi due anni fa. Protocolli indispensabili ma che stanno mettendo in gravi difficoltà un settore che non sta bene di suo, quello della zootecnica in area montana.

Infatti attorno a ciascuna delle località interessate è stata creata una zona “di rispetto” infetta, che ha una estensione di venti chilometri e che copre praticamente gran parte della provincia, da Lamon all’Alpago, e perfino nella parte bassa dell’Agordino. La zona infetta del Basso Feltrino arriva fino ai piedi del Montello.

«In queste zone - spiega Gianluigi Zanolla, direttore del Servizio della sanità animale dell’Usl Dolomiti - si intensificano i controlli clinici sul bestiame, sia ovini che bovini. Finora non abbiamo riscontrato altri casi di malattia. Il problema vero è quello del blocco alla movimentazione degli animali».

In pratica fuori da queste aree gli animali non possono andare, a meno che non siano vaccinati o siano figli di madri vaccinate. Il problema più grosso riguarda i vitelli. Di norma, soprattutto nel periodo invernale quando ci sono le nascite, i vitelli di 20-30 giorni vengono avviati ai centri di ingrasso. Ma se non sono vaccinati non si possono muovere e i vitelli si possono vaccinare solo a 90 giorni. Se le loro madri non sono state vaccinate, i vitelli non si muovono dal Bellunese, perchè qui non ci sono centri di ingrasso, che si trovano solo nel basso Trevigiano o nel Padovano.

Se il valore del vitello da latte è già basso, quando avrà 90 giorni sarà praticamente nullo. E qui sta il grave danno per gli allevatori.

«Per fortuna, il periodo di quarantena dura 60 giorni» spiega ancora Zanolla «e quindi a metà di dicembre la zona attorno al focolaio di Sedico per venti chilometri torna libera e i vitelli potranno essere venduti. La zona attorno a Quero e Vas invece verrà liberata attorno alla metà di gennaio».

Posto che nel frattempo, si intende, non vengano registrati altri casi di lingua blu.

Cosa sta accadendo invece per le greggi di pecore transumanti che ancora si muovono nel Bellunese: «Succede che devono restare dove si trovano o comunque muoversi solo entro la zona infetta senza poterne uscire. Le pecore devono trovare da mangiare, ovviamente, e man mano che l’inverno avanza, e che il terreno gela, la situazione diventa più difficile da gestire».

Ma se anche qualcuno volesse vaccinare tutto il gregge, avrebbe difficoltà a trovare i vaccini, che scarseggiano. E a pesare sono anche i costi, sia dei vaccini che del veterinario.

La colpa di quanto sta accadendo è anche della lunga estate calda, con insetti che hanno resistito nel terreno a causa delle temperature e per fortuna ora è arrivato il freddo. —
 

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