Grones a Zaia: «Qui non passerete mai»

Il sindaco di Livinallongo contesta la proposta del carosello da Arabba ad Alleghe: «I nostri luoghi non saranno distrutti»



. «Mai». È la parola d’ordine di Leandro Grones, sindaco di Livinallongo, albergatore. «Mai il collegamento con Cortina», ha scritto in una lunga lettera a Luca Zaia, presidente del Veneto, non appena letto, ieri mattina poco dopo l’alba, il Corriere delle Alpi. «Zaia e le ruspe degli impiantisti non abbatteranno mai gli unici boschi risparmiati a Livinallongo dall’alluvione e dalla furia del vento», spiega. «Per nessuna ragione al mondo quei posti saranno distrutti da ruspe, cemento, strade, piste, impianti, cannoni sparaneve e mai e poi mai sarà calpestato il Parco della Memoria della Grande Guerra tra il Valparola e il Col di Lana e il sito archeologico del millenario Castello di Andraz. La Regione rispetti questi luoghi, le sue istituzioni e i suoi abitanti».


A parlare sembra un ambientalista radicale. «No, semplicemente, come dice Zaia, noi vendiamo paesaggio. E il nostro, protetto dall’Unesco, non vuole ulteriori impianti». La Regione metterebbe a disposizione una trentina di milioni. Gli altri, per arrivare a 64, sono di una cordata di imprenditori, con a capo Mario Vascellari. Il carosello ipotizzato è fra le Cinque Torri, il Giau, Selva di Cadore, Civetta/Alleghe e, dall’altra parte, tra il Falzarego, Andraz e malga Crepaz.

«È ridicolo il tentativo di Vascellari di far passare devastazioni di tale portata. Gli impianti eliminerebbero le auto da Arabba e dai passi? Suvvia, siamo seri. Basta andare a Cortina sotto le feste per capire che è un’affermazione che non sta in piedi. Se si vuole ridurre il traffico si faccia il tanto sbandierato trenino delle Dolomiti e si attivi un servizio di trasporto pubblico capillare, efficiente e green; non serve andare tanto lontano per imparare».

Secondo il sindaco di Livinallongo, non è poi affatto vero che i progetti non interferiranno con i siti Unesco. «Sono balle colossali, come quella di voler tenere lontano i rumori dalle Dolomiti. Si vada a sentire di notte il frastuono dei cannoni o i motori dei battipista o il rumore che produce una cabinovia. Ma veramente credono di darci a bere queste idiozie?». È irrefrenabile, Grones, nelle sue contestazioni. «Mi permetto di sottolineare che la cabinovia Bai de Dones è un’idea e un’opera che realizzerà il Comune di Cortina nata ben prima dell’assegnazione dei mondiali, mica di Vascellari, al quale suggerisco sommamente di concentrare le proprie idee ed energie sulla modernissima Freccia nel cielo e di lasciar perdere Fodom e il suo territorio. Ci sappiamo ben gestire da soli».

Grones punta a consolidare la rete della sua valle e in questa prospettiva si pone da tempo, insieme al sindaco di Canazei Silvano Parmesani, l’obiettivo di scendere da Porta Vescovo al Fedaia e da qui di risalire la Marmolada. Proprio quello, guarda caso, che Vascellari non vuole, la Val Pettorina nemmeno. «La verità è», ha scritto il sindaco a Zaia, «che altri collegamenti sono improponibili in un’area come la nostra dove la Regione ha investito più di 2 milioni di euro con i fondi Interreg per il recupero e la valorizzazione del Parco della Memoria, garantendo in particolare alle giovani generazioni la fruizione di camminamenti, trincee e baraccamenti su luoghi splendidi e affascinanti delle Dolomiti che per 29 lunghissimi mesi furono teatro di sanguinose battaglie, per mantenere vivo in loro il ricordo di quella immane tragedia. Ecco perché, caso presidente, di qui non si passerà mai; si rivolterebbero anche i morti». —

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