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Scatta l’ordinanza anti curiosi, tra Agordo e Taibon strada vietata anche ai pedoni

Macigno caduto a Bries, il sindaco Da Roit chiede controlli contro lo sciacallaggio. La Provincia ha scelto la ditta per la messa in sicurezza, oggi nuovo sopralluogo

Paola Dall’Anese
2 minuti di lettura



Strada chiusa alle vetture ma anche ai tanti pedoni che in questi giorni, forse spinti dalla curiosità, hanno passeggiato, incuranti delle transenne messe dal sindaco e del pericolo della caduta di altri massi sulla strada che attraversa l’abitato di Bries.

«Chissà come mai, quando succede qualcosa, subito qualcuno preso dalla curiosità deve andare a vedere cosa è accaduto, anche se ci sono cartelli che vietano il passaggio lungo quella strada», sbotta il sindaco di Agordo, Sisto Da Roit.

«Forse le persone non si rendono conto che lì è caduto un grande masso e che se sono state messe le transenne e i residenti sono stati fatti evacuare dalle loro case è perché c’è un reale pericolo che possa capitare ancora», dice Da Roit. Il sindaco plaude dunque all’ordinanza emessa ieri da Veneto strade che vieta il transito ai veicoli ma anche ai pedoni, appunto, lungo la strada che attraversa l’abitato dove sabato è caduto un blocco di pietra di proporzioni piuttosto grandi.

Con la chiusura della strada, sono previste anche delle modifiche delle linee del trasporto pubblico. Dolomitibus, infatti, fa sapere che le linee 2, 3, 8 e 72 da Agordo a Listolade e viceversa via circonvallazione di Agordo, non fermeranno a Toccol, Toccol centrale, Bries e Taibon San Cipriano, mentre la linea 7 da Agordo a Villanova e viceversa, non fermerà a Toccol, Toccol centrale, Bries, Taibon San Cipriano, Taibon piazza Municipio e Taibon ai Napi. Questo fino a revoca dell’ordinanza di chiusura di Veneto Strade.

E visto che l’evacuazione durerà almeno un mese o un mese e mezzo, il primo cittadino anticipa la volontà di chiedere «alle forze dell’ordine di avviare dei controlli ad hoc sulla via per evitare che qualche malintenzionato faccia visita alle case momentaneamente disabitate».

«Con i tempi che corrono, non si sa mai cosa può passare nella testa di qualcuno, e dobbiamo garantire la proprietà a persone che, per motivi di sicurezza, hanno dovuto lasciare le proprie abitazioni», precisa Da Roit che si augura che «i lavori di messa in sicurezza e disgaggio del versante possano avvenire nel più breve tempo possibile, per permettere a questi cittadini di rientrare in casa loro. Se partiranno entro la metà di febbraio, potrebbe tutto concludersi entro metà marzo, o anche prima. Sarebbe l’ideale».

Attualmente la maggior parte di questi residenti sono stati ospitati da parenti, mentre soltanto una famiglia, a quanto si sa, ha dovuto prendere in affitto un appartamento in via temporanea.

La Provincia, dal canto suo, sta accelerando per risolvere il problema. «Abbiamo già individuato la ditta che potrà realizzare l’opera che il geologo, che oggi farà un nuovo sopralluogo sul versante, riterrà più idonea per la sicurezza del versante e dei residenti», anticipa il consigliere provinciale con delega alla difesa del suolo, Massimo Bortoluzzi.

«Dovendo agire in somma urgenza, abbiamo quindi già individuato l’impresa che potrà operare. Ora attendiamo la valutazione tecnica del geologo», dice Bortoluzzi, che precisa come dal nuovo sopralluogo si dovrà capire se per evitare episodi simili a quelli capitati sabato sia meglio realizzare una rete paramassi o un vallo.

«Non appena sapremo questo, ci muoveremo subito con la stesura di un progetto e quindi poi avvieremo il cantiere. Si tratta di un’opera del valore di 150-200 mila euro, per cui dobbiamo spendere bene i soldi per un intervento che possa garantire la sicurezza del versante e della popolazione da qui ai prossimi anni. Consideriamo che quel pendio è individuato all’interno dell’area Pai (cioè del piano contro il dissesto idrogeologico) nella zona P4, cioè massimo di rischio. Inoltre, dobbiamo considerare che quel masso caduto pesa 28-29 tonnellate e quindi l’opera che andremo a realizzare dovrà essere in grado di fermare cadute di questi pesi e livelli. Già domani (oggi per chi legge, ndr) infatti, il geologo potrà dirci se ci sono le condizioni del versante e del terreno e della roccia per intervenire in un modo o in un altro».

Intanto, resta da risolvere anche la questione delle attività produttive dell’area evacuata. «Oggi, (ieri per chi legge, ndr)», commenta il sindaco, «abbiamo ricevuto la richiesta di continuare l’attività da parte della ditta di autotrasporto e della falegnameria. Ma se per il primo caso, credo che la situazione sia un po’ più semplice da sistemare, per la seconda mi consulterò anche con altri per capire come muovermi». —



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