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La valle di Fodom attraversata dai cavi: «La linea Saviner - Corvara va interrata»

La richiesta dei residenti è di portare la problematica al tavolo tecnico sul riassetto della rete fra Regione, Provincia e Terna 



Il vitellino più giovane ha appena 24 ore di vita. Si regge a malapena sulle zampe, ma non disdegna una carezza sulla testa. È nato sabato nella stalla dell’azienda agrituristica “El Cirum”, attività costituita da un maso, una stalla e ettari di prati a pascolo sulle pendici del monte Cherz. La stalla si trova a Masarei, e da quassù si domina tutta la valle di Fodom. Attraversata da una linea elettrica a 132 mila Volt.


È lì dagli anni ‘90. I tralicci sono alti, imponenti, alcuni sono stati costruiti vicino alle case. Altri in mezzo ai prati. Quassù, dove osano solo le aquile, le zone pianeggianti sono rare e molte sono state occupate dalla linea, che trasporta corrente elettrica da Saviner a Corvara, in Val Badia. «Quando la linea venne costruita immaginavamo che non avrebbe portato alcun beneficio alla valle di Fodom, ma solo un deturpamento dell’ambiente», racconta Egidio Zandegiacomo, dell’azienda agrituristica El Cirum. Anche nei suoi prati è stato piazzato un traliccio, trent’anni fa.

Lo sguardo segue i cavi elettrici, il percorso della linea si vede nitidamente. Passa per le frazioni di Ruaz, Fossal, i tralicci qui sono in mezzo alle case. «L’ambiente è il nostro patrimonio», continua Zandegiacomo, alzando gli occhi verso le montagne che abbracciano la valle. «Le tecnologie in trent’anni sono cambiate, pensiamo di interrare questa linea?». È questa la richiesta che arriva dalle frazioni fra Pieve di Livinallongo e Arabba.

Ne avrebbe giovamento l’ambiente, ma anche chi si impegna per fare impresa (o vorrebbe farlo) ma deve fare i conti con le fasce di rispetto dall’elettrodotto. La locanda Bosco verde, che si incontra sulla statale 48, è chiusa da quindici anni. Ristrutturarla è complicato, anche perché i cavi passano vicini alla proprietà. «Per fare turismo dovremmo preservare l’ambiente, non avere questi cavi sospesi in mezzo alla valle», continua Zandegiacomo. «Siamo in piena zona Unesco, come si può promuovere il territorio così?».

In fondo alla vallata si staglia il Pelmo. Scendendo verso Cencenighe si incontra la parete nord della Civetta, ma bisogna trovare il punto giusto per fotografarla perché i cavi elettrici (la linea scende verso Cencenighe e Agordo) attraversano la strada e la valle in più punti. La linea che percorre l’Agordino è tutta montata su tralicci e i disagi (come i blackout) non sono mancati in questi ultimi anni.

«Questa è una linea vulnerabile», fa presente Zandegiacomo. Nel 2017 un albero, caduto a Saviner, ha lasciato i residenti in questa zona senza energia elettrica per giorni. Si erano dovuti fermare anche gli impianti della Val Badia e del Passo Campolongo. La tempesta di fine ottobre ha fatto di peggio: «Qui siamo rimasti settimane senza corrente», continua l’uomo. «In Val Badia dopo tre giorni era stata ripristinata. Meno male che abbiamo i generatori, ci siamo attrezzati dopo i blackout del 2013-2014».

La richiesta di Zandegiacomo è chiara: interrare i cavi. «Le tecnologie oggi ci sono, si può rimediare agli errori di trent’anni fa». L’appello è stato raccolto dall’associazione Vivaio Dolomiti, composta dai cittadini che da anni chiedono di sistemare la rete elettrica nel Bellunese eliminando cavi e tralicci per tutelare la salute degli abitanti e l’ambiente.

La richiesta sarà portata al tavolo tecnico che sarà istituito dalla Regione, con la Provincia e Terna, per discutere del riassetto della rete provinciale. Una promessa ottenuta durante l’incontro con i vertici di Terna dal presidente di Palazzo Piloni, Roberto Padrin, che ora ne attende la convocazione. —



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