Ascom, Doglioni si ricandida «Devo finire il lavoro iniziato»

Il capo dei commercianti sottolinea gli obiettivi per il suo secondo mandato  «Ora voglio creare una squadra di giovani a cui passare il testimone nel 2024»



Da cinque anni al comando provinciale della Confederazione che raccoglie imprese, attività professionali e lavoratori autonomi. E non ci pensa nemmeno a lasciare il proprio posto «perché ho ancora molte cose da portare a termine». Paolo Doglioni annuncia ufficialmente la sua ricandidatura alla carica di presidente di Confcommercio, a due mesi dalla scadenza del suo mandato.


Presidente, facciamo un breve bilancio di questi cinque anni.

«Per prima cosa mi soffermerei su un’operazione che reputo fantastica: aver riunito in un unico immobile, quello dove ha sede l’Ascom, tutte le attività dell’associazione. Tutti sotto un unico tetto, dal comparto sindacale a quello dei servizi, dalla contabilità e formazione al Ced, dall’ente bicamerale al Consorzio centro Storico, che presto traslocherà in questi locali. Essere uniti ci dà forza, tutela e salvaguarda tutti gli associati. Inoltre, abbiamo accresciuto gli associati, che hanno raggiunto quota 3 mila. E questo perché siamo riusciti a coinvolgere soggetti che prima non c’erano, come i liberi professionisti. Abbiamo appoggiato politicamente le micro imprese delle zone disagiate che, pur non essendo redditizie, svolgono un servizio sociale e per questo vanno aiutate con benefici fiscali. Siamo stati attenti alle manifestazioni del territorio, appoggiando i Mondiali 2021 e le auspicate Olimpiadi 2026. Con tutte le amministrazioni abbiamo aperto dei canali che facilitano la vita degli associati. Abbiamo avviato rapporti istituzionali privilegiati e, grazie alla collaborazione con la Regione Veneto, abbiamo finanziato in due occasioni l’ammodernamento delle strutture ricettive. E poi, cosa non da poco, tutti i nostri comparti sono in attivo. Infine, ci siamo dotati di tre vetture per andare a trovare gli associati nelle zone più impervie».

Quando parla di ammodernamento degli alberghi, lei si riferisce al bando Montagna veneta, che ha visto una folta partecipazione in provincia...

«Il primo bando regionale per il turismo di due anni fa ha visto 57 pratiche istruite per 42,7 milioni di investimenti potenziali e 9,3 milioni di contributi alle imprese. Il secondo, invece, ammonta a 6 milioni di euro, si è concluso il 31 gennaio e ha visto 27 domande presentate dalle nostre strutture per un importo complessivo di oltre 17 milioni di euro, un contributo ipotetico di oltre 5 milioni e investimenti potenziali per 27 milioni di euro. Quindi siamo sempre attenti ad agire velocemente in caso di buone opportunità».

Lei ha annunciato l’intenzione di ricandidarsi alla presidenza. Quali saranno i suoi obiettivi?

«Intendo creare una squadra di giovani che mi affianchino per riuscire a passare il testimone in maniera indolore nel 2024. Intendo riservare la massima attenzione ai nostri associati che stanno vivendo un momento molto difficile, sia economicamente sia a causa dei tanti lacci e lacciuoli. Di lavoro ce n’è molto anche in vista degli appuntamenti importanti che ci attendono, come Cortina 2021 ed eventualmente le Olimpiadi. Dobbiamo fare in modo che queste manifestazioni portino ricchezza a tutto il territorio. Dovremo sostenere i negozi come vetrina del territorio e bar, ristoranti ed alberghi quali ambasciatori dei nostri prodotti enogastronomici. Dobbiamo fare conoscere questo territorio a tutto il mondo. E su questo un lavoro importantissimo lo sta facendo e lo farà la Dmo e il suo direttore Giuliano Vantaggi. Peccato che a 10 anni dalla proclamazione Unesco poco si sia fatto».

Parlando di turismo si discute di vie di comunicazione: lei è per il prolungamento dell’autostrada?

«Va bene tutto, purché non sia deturpato il nostro patrimonio paesaggistico che è l’eredità più grande che dobbiamo lasciare ai nostri figli».

C’è stata qualche criticità in questi cinque anni?

«Più che criticità, un rimpianto: non essere riusciti a dare vita a un rapporto costruttivo con la Camera di commercio. Non ci sentiamo coinvolti nelle scelte strategiche del nostro territorio. E non parlo solo come Confcommercio, ma tutte le associazioni hanno rilevato questa difficoltà. Mi auguro che, come nel passato quando a guidare l’ente camerale c’era il sottoscritto, si possa ripristinare un tavolo per gestire di comune accordo le strategie per la provincia di Belluno». —



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