«Per l’autonomia servirà tempo, abbiamo mille nemici»

Il ministro Stefani spiega il lavoro fatto e l’opposizione «feroce e sleale» del M5S. Su Belluno nemmeno una parola. Bottacin: «Non può entrare nell’intesa»



«L’autonomia ha mille nemici che si sono scatenati all’improvviso con una battaglia feroce e sleale». Quella di ieri non è stata la serata migliore per il ministro Erika Stefani, che da qualche giorno è sotto il fuoco incrociato del Movimento 5 Stelle e delle Regioni del Centro Sud per le bozze sull’autonomia di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. Stefani è arrivata su invito della Lega bellunese (che si è un po’ persa dentro l’ampio spazio del teatro del Centro Giovanni XXIII riempito con 200 persone), ma su Belluno non ha speso nemmeno una parola, neanche su richiesta, trincerandosi dietro la febbre a 38. Stefani dal palco ha ricostruito il suo lavoro degli ultimi mesi, parlando per lo più in dialetto (vicentino) e concentrandosi soprattutto sulle ultime settimane.


le bozze presentate

«La prima bozza l’ho consegnata a Conte il 2 ottobre eppure da tre giorni si è scatenato il putiferio. Forse non ci avevano preso sul serio», sottolinea il ministro. Conte ci ha dato una scadenza al 15 febbraio e io ho presentato due documenti: uno contiene le intese raggiunte con i ministeri, l’altro evidenzia dove manca ancora l’accordo». L’elenco dei 4 ministeri che chiedono tempo (Infrastrutture, Salute, Ambiente e Beni culturali) mette in luce la distanza tra la Lega e il suo alleato di governo, il M5S che presidia quei ministeri. «Il Mef ha detto che l’impianto va bene e garantisce tutto lo Stato», sottolinea Stefani, spiegando anche che l’impianto economico finanziario non è altro che una realizzazione della legge sul federalismo fiscale, cioè l’efficientamento della spesa pubblica attraverso i costi standard. «Ma il concetto di efficienza della spesa pubblica fa paura», accusa il ministro, che conclude: «Sarà un percorso lungo di sicuro, anche dopo la firma delle intese e l’ok del Parlamento, ma ormai l’argine si è rotto. È un nostro diritto, perché sta scritto in Costituzione e perché c’è stato un referendum».

perché no belluno

Tocca all’assessore regionale Gianpaolo Bottacin spiegare perché Belluno non entrerà nell’intesa: «La Costituzione dice che l’accordo si fa tra Stato e Regioni, se inserissimo la Provincia di Belluno daremmo un motivo in più ai tanti che non vogliono darci l’autonomia per impugnare il provvedimento. Inoltre non è necessario, perché quando il Veneto avrà più competenze e più risorse, sarà finalmente in grado di trasferirle a Belluno. Ci accusano di non applicare la specificità bellunese, senza tenere in considerazione in che stato si trovano le Province dopo la Delrio e il fatto che non abbiamo l’autonomia legislativa per fare provvedimenti specifici. Quando ci abbiamo provato ce li hanno cancellati. Inoltre mentre noi abbiamo aumentato le risorse a Belluno, evitando il crollo della Provincia, lo Stato ci ha ridotto i trasferimenti: la Regione non ha fondi infiniti». Bottacin cita la legge sulle grandi concessioni idroelettriche «identica a Trento e Bolzano», e a proposito delle risorse ricorda che la media de i trasferimenti statali alle Regioni ordinarie è di 3.600 euro pro capite, ma il Veneto ne riceve 2.200.

l’aria di roma

Paolo Saviane, ringrazia il ministro Stefani per la tenacia: «I tentativi di sabotaggio non mancano, ma il ministro sta portando avanti il lavoro sull’autonomia con determinazione e tenacia. La partita dell’autonomia è complessa ma fondamentale per il nostro futuro». Il senatore leghista ringrazia la Stefani anche per: «La sensibilità che dimostra verso la montagna. Prima di tutto affidando a me, un bellunese, l’incarico della guida del Fondo dei Comuni di confine, posizione che altre regioni rivendicavano, visto che era bellunese anche il mio predecessore. Inoltre il ministro ha avviato gli Stati generali della montagna, un luogo di confronto con tutti gli attori del territorio che sta funzionando e che ha come obiettivo quello di scrivere una legge per la montagna. Intorno al tavolo ci sono seduti tutti ».

Telegrafico l’intervento del deputato Mirco Badole: «So che il lavoro che è stato fatto finora è enorme e francamente non capisco alcune critiche, perché nulla è fermo, anzi. Se qualcuno pensava che costruire l’autonomia sarebbe stata una passeggiata, non ha ben presente la realtà. I tempi sono lunghi perché si lavora a una proposta seria: se tutti avessero già detto di sì, vorrebbe dire che il lavoro fatto è solo di facciata».

Il pressing di venezia

«Che sarebbe stata dura e che non avremmo avuto molti amici, si è capito quando ci hanno negato il timbro sulla scheda elettorale del referendum e ci siamo dovuti pagare le spese della vigilanza ai seggi», sottolinea il consigliere regionale Franco Gidoni. «Oggi una bozza di accordo c’è, la parte tecnica è fatta, manca solo la firma ufficiale, cioè l’intesa politica. Purtroppo siamo caduti in un periodo poco favorevole, tra elezioni europee alle porte e evoluzione del quadro politico e dei sondaggi che non aiutano un rapporto sereno tra gli alleati». Gidoni spiega anche perché Zaia continua a fare pressing serrato: «Non possiamo permetterci il lusso della classica intesa alla romana, non possiamo aspettare altri 4 anni. L’ho vissuto quand’ero in Parlamento con la legge sul federalismo: tante bottiglie stappate ma poi i decreti applicativi non sono mai arrivati».

Tra i saluti anche quello del presidente della Provincia Roberto Padrin, che ha definito l’autonomia un sogno, e Andrea De Bernardin a nome dei sindaci bellunesi che, ricordando la tempesta Vaia, ha sottolineato che il Veneto ha tutto in regola per diventare autonomo. —



Carciofi crudi, pere e gorgonzola

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi