Bando periferie, c’è la nuova convenzione ma i finanziamenti sono ancora a rischio

Chiesto il rispetto del cronoprogramma iniziale, Massaro: «Ci siamo fermati per colpa dello Stato, impossibile non sforare»

BELLUNO

Il Bando periferie è stato sbloccato ma il Comune di Belluno rischia di perdere il finanziamento di 18 milioni. E, come lui, rischiano tutti i 96 soggetti che non erano risultati assegnatari della prima fetta di contributi. Nelle nuove convenzioni che sono arrivate nei giorni scorsi nei vari municipi, infatti, sarebbe stato inserito come parametro per ottenere i soldi il rispetto del cronoprogramma previsto originariamente, ovvero prima che tutta la procedura venisse bloccata a seguito del decreto Milleproroghe.


Il decreto aveva congelato i fondi fino al 2020, i sindaci si erano ribellati e la trattativa con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva portato ad un accordo: il governo si era impegnato a garantire il pagamento ai Comuni per stati di avanzamento lavori. Nessun finanziamento anticipato, dunque, per avviare le opere i Comuni devono fare un mutuo. Lo Stato li rimborserà. Ma quando? Questa è solo una delle domande che si fanno gli amministratori, preoccupati di non mettere in crisi i bilanci.

Ma l’elemento che ora sta mettendo in allarme gli amministratori è il rispetto delle tempistiche per l’esecuzione dei lavori, che sarebbe previsto nelle nuove convenzioni. «Sembra che lo Stato ci costringa a rispettare gli stessi tempi che erano previsti dal Bando periferie, ma considerando che abbiamo dovuto fermare le procedure di gara perché lo Stato aveva congelato tutto fino al 2020, non è possibile ottemperare a questo criterio», spiega il sindaco, Jacopo Massaro. «Ci siamo fermati perché lo Stato aveva bloccato i fondi e dovevamo garantire e tutelare i Comuni e i nostri bilanci».

Gli uffici di Palazzo Rosso stanno analizzando riga per riga la nuova convenzione, che è arrivata da pochi giorni. «Sono in corso approfondimenti», continua Massaro. «Il nuovo testo raccoglie le modifiche che erano state concordate fra il governo e l’Anci, ma ci sono dei passaggi aggiuntivi che non erano previsti, come appunto il rispetto del cronoprogramma originario».

C’è poi il caso di Lambioi. Il Comune aveva presentato un progetto per il Parco fluviale, ma l’esondazione del Piave a seguito dell’alluvione di fine ottobre ha spazzato via tutto quello che c’era in quell’area. Il Comune ha chiesto a Roma di inviare un altro progetto, «e non ci hanno ancora risposto. La nuova convenzione prevede la possibilità di modificare gli interventi nel caso in cui sopraggiungano eventi imprevisti, ed è il nostro caso, ma pare che anche in queste situazioni debba essere rispettato il cronoprogramma previsto dal Bando periferie. Com’è possibile?», si chiede Massaro.

«In questo momento a Lambioi sono in corso i lavori del Genio civile, fino a quando non saranno terminati non potremo fare il nuovo progetto, che dovrà necessariamente tenere conto del fatto che i luoghi sono completamente diversi da quelli che erano prima del 29 ottobre. Inoltre non siamo ancora stati autorizzati a riprogettare l’intervento, com’è possibile chiederci il rispetto dei tempi per il termine dei lavori?».

Il problema è che il mancato rispetto dei patti scritti nella convenzione può comportare la revoca del finanziamento, che per Belluno vale 18 milioni di euro. «E se accadrà a noi, che siamo fra le città più avanti in quanto a progettazioni, immaginiamo le altre», conclude Massaro.

Terminato l’approfondimento sul testo della convenzione, se le problematiche appariranno insormontabili «chiederemo l’intervento di Anci per fare in modo che i Comuni non perdano i finanziamenti loro assegnati con un accordo che è stato cancellato unilateralmente», conclude Massaro. —


 

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