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Il grande cuore dei veneti per il Bellunese: dal Vajont all’uragano tanta solidarietà

Il lavoro volontario subito dopo i disastri, la raccolta di fondi da donare ai comuni, le cene, gli spettacoli. E una canzone “Alziamo la voce” 



Per coloro che sono nati in questa provincia dopo il Vajont e l’alluvione del 1966, i giorni di fine ottobre sono stati la prima esperienza diretta con la calamità di enormi proporzioni. Una calamità, quella causata dal vento a quasi 200 all’ora e dall’acqua uscita dai torrenti e che ha inondato strade e paesi, che fortunatamente non è diventata tragedia.


I giorni successivi, che si protraggono tuttora, hanno però rappresentato per molti anche il primo contatto, altrettanto diretto, con la concreta solidarietà di massa. Quante volte, in questi 50 anni, i bellunesi hanno sentito (contribuendovi) dell’attivazione di conti correnti e di numeri telefonici per raccogliere fondi per le popolazioni che, in varie parti d’Italia e del mondo, erano state colpite da eventi calamitosi?

Ecco, questa volta è toccato a loro essere dall’altra parte e constatare che quello che è successo alla loro terra, a differenza di quanto era sembrato nell’immediato, ha colpito nel profondo donne, uomini, associazioni, aziende, enti di tutta Italia (specie del Veneto) e pure del mondo.

Le cifre, d’altronde, non mentono. Sul conto corrente della Regione sono arrivati oltre 4 milioni di euro. Il fondo Welfare attivato dalla Provincia di Belluno ammonta oggi a circa 500 mila euro che saranno usati per aiutare le persone, specie quelle che già erano in difficoltà, che hanno subito danni dall’alluvione. Nelle casse dei comuni agordini è giunto attualmente più di un milione di euro (il dato preciso non c’è perché Rocca Pietore, che a gennaio aveva raccolto 500 mila euro, più di tutti, non comunica l’aggiornamento: «È prematuro – dice il sindaco Andrea De Bernardin – quando la raccolta, che è ancora attivissima, si starà esaurendo, darò tutti i dati»). Saranno impiegati anche nell’immediato «come polmone – dice il sindaco di San Tomaso, Moreno De Val – per alcuni interventi iniziali, in attesa dei fondi regionali e statali».

I numeri, però, presi così, non raccontano le storie che ci stanno dietro. Il sindaco di Roncade, ad esempio, è salito di persona a Selva di Cadore per rendersi conto di quanto era successo e per offrire un aiuto economico, aiuto dirottato poi su Rivamonte dalla sindaco Cestaro pensando che da un’altra parte ci fosse più bisogno.

Il bambino di Mira (lo stesso paese in cui, nei giorni scorsi, qualcuno aveva fatto un’offerta “solo per gli italiani” rifiutata dal parroco) che dona 5 euro per gli alberi di Rocca Pietore. E poi quanti dal Colorado all’Emilia Romagna hanno acquistato le magliette con il marchio “Agordino dove rinascono le Dolomiti” creato all’indomani dell’alluvione e diventato popolarissimo: i fondi serviranno per ripristinare 350 chilometri di sentieri compromessi. Le grandi aziende (a partire da Luxottica), le attività commerciali, le cooperative, i club sportivi, le famiglie degli emigranti, le associazioni di tutti i tipi. Impossibile ricordarli tutti.

Come impossibile elencare coloro che la solidarietà l’hanno dimostrata con le braccia e le gambe nelle ore e nei giorni successivi a Vaia. Ogni giorno che passava, al Centro operativo di Agordo arrivavano volti nuovi di volontari, si sentivano accenti diversi, si vedevano divise di colori differenti da quelle che si erano incrociate il giorno prima. A sera facce stanche erano di ritorno dai vari angoli della vallata con una piccola storia che avrebbero raccontato a chi avevano lasciato a casa. La solidarietà, infatti, non è innata, ma cresce laddove la si respira quotidianamente. Ma questo quadro agordino può essere ripetuto su tutto il territorio provinciale, ad Auronzo, ad esempio, come nel Feltrino dove centinaia di volontari si sono ritrovati per ripulire le strade. Lo stesso a Belluno.

E proprio a Belluno è nata una iniziativa solidale particolare che ha lo scopo di ricostruire il parco di Lambioi sulle rive del Piave completamente stravolto dalla piena del fiume. Cinquanta artisti bellunesi hanno registrato una canzone “Alziamo la voce”, con un singolo che è andato a ruba, è stato presentato in molti concerti ed eventi e sta raccogliendo fondi. Ed è perfino diventato il leit motiv di riflessioni sul futuro della provincia, proposte dalla Diocesi. —


 

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