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Addio a Pizzoni, l'artefice degli anni d'oro dell'Agordina calcio

Il presidente buono che chiedeva permesso per entrare nello spogliatoio. Era stato sposato con una figlia di Del Vecchio

AGORDO. Addio a Enrico Pizzoni, il presidente buono che chiedeva il permesso per entrare nello spogliatoio. Per passare oltre, invece, non lo ha chiesto a nessuno. Nella notte tra venerdì e sabato è morto a 66 anni, nella sua casa di Agordo e dopo una lunga malattia, colui che fu il presidente dell’Us Agordina tra il 1988 e il 1998.. «Quando eravamo bambini», dicono oggi Daniele De Dea e Paolo Fadigà, «quello con Enrico Pizzoni è stato il primo incontro con la figura del presidente. Tanto è vero che anche oggi il presidente con la P maiuscola rimane lui e nel tempo è diventato un amico».

E non è un caso che il ricordo dei due sia così affettuoso. Nelle loro parole si riconoscono in molti dei ragazzi di quella generazione e di quelle successive che, proprio sotto la gestione di Pizzoni, iniziarono a frequentare lo stadio di Agordo. Nato a Milano nel 1952, Pizzoni era agordino di sangue (la mamma Anna Maria Costantini era di Toccol). Saliva spesso ad Agordo dove aveva conosciuto e poi sposato Marisa Del Vecchio, figlia del patron di Luxottica. Nell’Us Agordina era invece arrivato alla fine degli anni’80, prima come vice di Elio Lotto, poi come presidente fino al 1998.


Un decennio durante il quale si costruì il settore giovanile.

«Io ho cominciato con lui», ricorda Renato Orzetti, «si usciva dall’esperienza del torneo Bianchet nel 1987-88 e con lui iniziammo a fare le giovanili. Disputammo un’amichevole col Fiori Barp e poi iscrivemmo la squadra al campionato giovanissimi». L’alba di un percorso bellissimo e ricco di soddisfazioni. Anche di qualche rammarico. La vittoria nel 1992 del campionato provinciale della juniores allenata da Elvio Chiea, quelle del 1993, del 1995 e del 1996 dei giovanissimi di Dario Mezzacasa e di Renato Orzetti, la partecipazione degli allievi di Chiea al campionato regionale nel 1996-97 e 1997-98. E poi le due promozioni in prima categoria sfiorate nel 1992 con Giorgio Balzan e nel 1998 con Renato Orzetti. Una piccola epopea quella del presidente Pizzoni e dei suoi collaboratori più stretti: Enrico Bettini, Silvano Mosca, Guido Santomaso e Pietro Urpi. «Enrico era una persona generosa e discreta», lo ricorda Urpi, «spesso i presidenti sono invadenti. Lui, invece, chiedeva il permesso anche prima di entrare nello spogliatoio. Non l’ho mai sentito rimproverare un ragazzo o polemizzare con l’allenatore: era un signore in tutti i sensi».

«Se penso alla bontà», aggiunge Orzetti, «mi viene in mente lui». «Era una persona squisita», dice Dario Mezzacasa, «e la passione che ha messo in quegli anni ha portato a risultati decisamente buoni».

Oltre alla passione Pizzoni aveva anche una buona disponibilità economica che aveva deciso di investire nell’Agordina. Non certo per ricavarne profitti personali. La cosa negli anni gli è anche valsa delle critiche per i compensi che avevano reso l’Agordina attrattiva agli occhi dei giocatori di fuori vallata. «Io non ho alcuna critica da muovere a Pizzoni», dice Elvio Chiea, «a me dispiace molto per la sua morte e lo ricordo come una persona disponibile sotto tutti i punti di vista che ha fatto tanto per il settore giovanile e anche per la prima squadra. Era una persona buonissima, anche troppo forse».

I soldi impiegati, dunque, ma anche quelli a cui aveva rinunciato. Qualcuno si ricorda ancora i 25 milioni di lire rifiutati per il passaggio di un giocatore al Belluno. «Purché», disse Pizzoni, «un domani lasciate libero il ragazzo di andare dove vuole nel caso lo chieda».

I ragazzi li voleva tenere e voleva crescessero (ci si ricorda ancora della presenza del maestro Roberto Cisco ad Agordo), ma allo stesso tempo capiva che era giusto lasciarli andare quando avevano delle opportunità.

«Una persona che ha messo grande cuore per i giovani», sottolinea Cosmo Forcella, presidente dell’Us Agordina, «noi abbiamo continuato il percorso che lui ha iniziato». L’Agordina lo ha ricordato e lo ricorderà con un minuto di silenzio su tutti i campi in cui le varie rappresentative saranno impegnate e si stringerà attorno ai figli e alla compagna durante i funerali di martedì alle 15 ad Agordo. —



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