Appello Coldiretti ad Agrimont: politiche agricole da ripensare

Alessandro De Rocco: «Chiediamo un cambio di prospettiva a chi amministra». Il presidente regionale Salvagno: «Serve una sinergia con il biologico e il turismo»



Appello di Coldiretti per ripensare le politiche agricole per la montagna. La 40esima edizione di Agrimont a Longarone Fiere si è aperta con un convegno che ha coinvolto i massimi vertici dell’associazione di categoria con proposte e stimoli per affrontare le nuove sfide a partire dai cambiamenti climatici.


«Dobbiamo tornare a occuparci dei nostri territori montani meravigliosi e fragili», esordisce Alessandro De Rocco, presidente di Coldiretti Belluno. «Lo dobbiamo ai nostri figli e nipoti. La gestione delle politiche agricole forse non è più adeguata: dagli anni ’50 ad oggi nelle vallate bellunesi si assiste ad un abbandono del territorio con prati incolti, boschi che avanzano e la gente che lascia i piccoli paesi con sempre meno servizi. Quando una stalla di montagna chiude non viene subito rimpiazzata come avviene in pianura ma è lasciata vuota. Molti giovani si stanno riavvicinando alla terra ma hanno di fronte esempi di una vita dura e quindi gli stimoli sono stroncati».

«A chi amministra chiediamo un cambio di prospettiva», dice Alessandro De Rocco. «La Regione ha dato molti fondi ma bisognerebbe usarli in modo diverso».

Il presidente di Coldiretti Veneto Daniele Salvagno aggiunge che «dobbiamo cogliere le opportunità come la tempesta Vaia. Dopo quello che è successo c’è più spazio per i pascoli e per le malghe e si può ripartire con la filiera del legno. L’agricoltura montana può ripartire con il lavoro di squadra e la sinergia con biologico e promozione turistica».

«Abbiamo predisposto un documento di intenti da sottoporre a livello europeo e regionale», aggiunge Stefano Leporati, responsabile politiche economiche di Coldiretti. «È chiaro che le politiche di aiuti Pac e Psr devono essere migliorate. Bisogna lavorare in rete con tutto l’arco alpino. Qualche esempio: sostegno ai terreni montani abbandonati, puntare su tutela e marketing del prodotto di montagna e cambiare il sistema di affidamento delle malghe che non sia solo una concessione di incentivi fini a sé stessi con offerte al ribasso ma che dietro ci sia un reale progetto di sviluppo».

Ospite speciale Ettore Prandini, presidente Coldiretti nazionale: «Vogliamo un’Europa più attenta sulla futura politica agricola comune, che non pensi solo ai tagli al comparto ma ragioni in termini di sostenibilità ambientale», le sue parole. «Per cambiare veramente le cose serve un ministro per gli Affari europei, che tessa rapporti oltre i confini perché in Italia, a forza di trascurare le zone svantaggiate, l’ultima ondata di maltempo ha provocato non solo la caduta di 14 milioni di alberi, ma una vera emergenza che si somma ad un danno totale di 14 miliardi negli ultimi dieci. Vanno create le condizioni affinché le valli non vengano abbandonate e va incentivata la filiera del legno». —

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