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Due case ancora isolate a San Tomaso, a cinque mesi dall’alluvione

Disagi a valle della frazione di Sot Colarù: gli edifici sono raggiungibili solo a piedi. Cinquanta utenze con acqua non potabile ma non viene scollegata la sorgente

SAN TOMASO

Due case, una di residenti e una di villeggianti, a valle di Sot Colarù sono ancora isolate dall’alluvione del 29 ottobre, il sindaco spera che in un mese si possa fare la bretella e permettere alla donna residente di tornare nella sua abitazione.


Sono ancora tanti i problemi da risolvere in Agordino fra quelli causati da Vaia. Fra questi quello delle case isolate, anche a San Tomaso. «A valle della frazione di Sot Colarù, in direzione Cencenighe – denuncia infatti Francesco Avoscan abitante nella frazione di Roi – una casa abitata da una residente e un’altra utilizzata come seconda casa sono allo stato attuale ancora isolate, senza strada e raggiungibili solo a piedi camminando per almeno un chilometro. La strada dalle due case a Cencenighe è inoltre ridotta a una sola corsia perché l’altra è stata seriamente compromessa. Ma chi di dovere evidentemente non si prende la responsabilità e così l’accesso sotto il ponte che attraversa il Cordevole è stato bloccato con due mucchi di terra».

Una pista tra Avoscan e Sot Colarù era stata realizzata in autunno. Manca il tratto da Sot Colarù alle due case.

«Da fine ottobre – aggiunge Avoscan – la signora è “emigrata” a Cencenighe, con il disagio che ben si può immaginare. Per lei che fa i turni in Luxottica, fare il percorso due volte al giorno, talora dopo le 22 di sera, avrebbe rappresentato un disagio ancora maggiore».

«I camion con le terre alluvionali prelevate dal greto del torrente nei pressi di Avoscan – continua Francesco Avoscan – hanno avuto come destinazione una scarpata sovrastante una pregiata sorgente in località al Pian dove è prevista la realizzazione della struttura Vertical Area Dolomiti voluta dall’amministrazione comunale. Parte di quel materiale poteva essere utilizzato per prolungare una pista provvisoria anche a valle dell’abitato di Sot Colarù, ma così non è stato».

Il sindaco Moreno De Val sostiene di essere perfettamente a conoscenza del problema e ricorda che anche a Canacede ci sono case isolate. Si augura tuttavia che entro un mese possa essere risolto. «Se avessimo già ricevuto i soldi che ci sono stati promessi – dice De Val – saremmo intervenuti dappertutto. Li stiamo attendendo con fiducia. Con le varie schede che abbiamo presentato ne abbiamo chiesti 15 milioni che serviranno anche per fare la strada da Sot Colarù in giù, per ripristinare l’intera pista ciclabile e per sistemare e rifare gli argini sul Cordevole. Se fra gli interventi di somma urgenza non si è deciso di fare quella strada non è colpa nostra. E comunque, se il signor Avoscan, che lavora in Provincia, riesce, anche in virtù del posto che occupa, a trovare una soluzione diversa, si faccia avanti».

Intanto a San Tomaso c’è però un altro problema: circa 50 tra case e appartamenti delle frazioni di Roi, La Costa e Avoscan non hanno l’acqua potabile. «Queste frazioni – spiega il sindaco De Val – sono servite anche dall’acqua di una sorgente che confluisce in altre. Secondo i parametri di legge l’acqua di tale sorgente non è potabile sicuramente da dopo l’alluvione, prima non so. Il motivo? Non sono un tecnico, sono risposte che devono dare gli enti preposti al controllo».

Altri enti, come Gsp, sono invece preposti a risolvere il problema, anche se pare che se la stiano prendendo comoda, tanto che fra i cittadini è partita una petizione. «Li ho sollecitati più volte e continuerò a farlo – continua De Val – la soluzione che è stata prospettata è quella di escludere quella sorgente dalla rete acquedottistica. Un conto, però, è prospettarla, un conto concretizzarla». —


 

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